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Assegno di inclusione: requisiti, info generali e opinioni personali.

Assegno di inclusione: requisiti, info generali e opinioni personali.

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Premessa

La trasformazione del vecchio Reddito di Cittadinanza, che ha causato numerosi problemi al sistema di welfare italiano a causa degli abusi da parte dei cosiddetti “furbetti”, è stata poi rivoluzionata con l’introduzione del nuovo sostegno denominato “Assegno di Inclusione”, entrato in vigore a partire da gennaio 2024. Però, con il nuovo sistema, anche in questo caso, continuano a verificarsi, seppur sporadici, episodi di frode, come false separazioni o divorzi. Alcuni individui, pur avendo figli in comune e dichiarando di non avere alcun legame, vengono poi visti insieme per strada o nelle foto profilo sui social network ”mano nella mano”. Altri, invece, intrattengono relazioni affettive per anni, mantenendo residenze separate e riuscendo così a percepire sia l’assegno che lo stipendio del compagno/a, talvolta lavorando in nero da entrambe le parti. Questi comportamenti, ovviamente, generano una profonda frustrazione tra i pochi lavoratori regolari che continuano a pagare le tasse, e, tra l’altro, senza poter beneficiare di alcuna esenzione o agevolazione. Ad ogni modo, questo non è un tema che spetta a me giudicare. Sarebbe opportuno che gli enti preposti intensificassero i controlli, effettuando, magari, verifiche a sorpresa presso le abitazioni dei richiedenti tramite la Guardia di Finanza, al fine di contrastare tali abusi.

Cos’è

Comunque, tornando a noi, questo nuovo assegno è una misura introdotta per sostenere i nuclei familiari che si trovano in situazioni di difficoltà economica o sociale. Il suo obiettivo principale è garantire un aiuto concreto alle famiglie con componenti disabili, anziani, minori o persone in condizioni di svantaggio. Qui di seguito, ho cercato di riassumere in maniera semplice tutte le specifiche, info utili, avvertenze e domande e risposte frequenti, così da potervi offrire una lettura scorrevole e senza troppi dubbi.

Requisiti

L’ADI, come già scritto poc’anzi, è destinato SOLO ai nuclei familiari che soddisfano specifici requisiti. Vediamo i principali:

Categorie prioritarie

  • Persone con disabilità certificata (secondo il regolamento del DPCM 5 dicembre 2013, n. 159).
  • Minori.
  • Anziani di almeno 60 anni.
  • Persone in condizioni di svantaggio inserite in programmi di cura e assistenza socio-sanitaria (violenze di genere, tossicodipendenti, ecc).

Cittadinanza, soggiorno e residenza

  • Essere cittadini italiani o dell’Unione Europea, oppure titolari di permesso di soggiorno UE per lungo periodo.
  • Avere la residenza in Italia da almeno 5 anni consecutivi (di cui gli ultimi 2 in modo continuativo).

Economici

Il nucleo familiare deve rispettare limiti precisi:

  • ISEE non superiore a 10.140 euro.
  • Reddito familiare inferiore a una soglia calcolata in base alla composizione del nucleo (ad esempio, 6.500 euro annui per una famiglia standard, moltiplicata per la scala di equivalenza).
  • Patrimonio immobiliare (esclusa la casa di abitazione) inferiore a 150.000 euro.
  • Patrimonio mobiliare (conti correnti, depositi) con limiti variabili in base al numero di componenti della famiglia. Ad esempio: 6.000 euro per i nuclei composti da un solo componente; 8.000 euro per i nuclei composti da due componenti e 10.000 euro per i nuclei composti da tre o più componenti (soglia aumentata di 1.000 euro per ogni figlio a partire dal terzo).
  • Se nel nucleo familiare ci sono persone con disabilità, i limiti aumentano a 5.000 euro per ogni componente con disabilità; 7.500 euro per ogni componente con disabilità grave o non autosufficienza.

Come si calcola la scala di equivalenza? Clicca sul pulsante qui sotto per scoprire i dettagli, basati su fonti affidabili come il Ministero del Lavoro.

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Requisiti ulteriori

  • Non essere sottoposti a misure cautelari o condanne penali negli ultimi 10 anni.
  • Non risiedere in strutture pubbliche a totale carico dello Stato.
  • Per i giovani tra 18 e 29 anni, è obbligatorio aver completato il percorso di istruzione o essere iscritti a corsi per adulti.

Come fare domanda per l’ADI?

La domanda può essere presentata tramite il sito ufficiale INPS, utilizzando le proprie credenziali (SPID o CIE). In alternativa, potete rivolgervi presso il vostro patronato o CAF di fiducia.

Passaggi successivi

  1. Dopo aver presentato la domanda, il richiedente deve iscriversi al Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) e firmare il “Patto di attivazione digitale” (PAD).
  2. Poi i dati del nucleo familiare vengono inviati ai servizi sociali per valutare le necessità della famiglia e definire un percorso di inclusione sociale o lavorativa.
  3. Infine, entro 120 giorni dalla firma del PAD, il nucleo familiare deve partecipare al primo incontro con i servizi sociali.

Nota: Se il nucleo familiare non si presenta agli appuntamenti senza giustificato motivo, rischia la sospensione o la decadenza del beneficio.

Attenzione!

I beneficiari dell’ADI devono aderire a percorsi personalizzati di inclusione sociale e/o lavorativa. Questi percorsi possono includere:

  • Patto di servizio personalizzato: Per chi è in età lavorativa e non occupato.
  • Patto di inclusione: Per tutti i beneficiari, anche quelli esclusi dagli obblighi lavorativi (ad esempio, anziani o disabili).

Esempio pratico: ”Maria”, madre di tre figli, firma un Patto di inclusione per partecipare a corsi di formazione professionale e ricevere supporto sociale.

NOTA IMPORTANTE: Le famiglie con un membro che si è volontariamente licenziato e rimane disoccupato nei 12 mesi successivi al licenziamento, tranne che per giusta causa o in accordo con il datore di lavoro tramite conciliazione legale, non hanno diritto all’Assegno di inclusione e verrà scalato dall’importo dell’assegno.

Importi

Anche in questo caso, gli importi variano in base alla scala di equivalenza e ad altri fattori. Inoltre, per chi risiede in affitto con un contratto di locazione regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate e dichiarato nel modello ISEE, è possibile ottenere un rimborso parziale dell’affitto. Tale somma può essere aggiunta all’assegno, formando un unico contributo complessivo.

ESEMPIO PRATICO: una famiglia in affitto, ovviamente con contratto regolarmente registrato e dichiarato in DSU, potrà ricevere fino a 843 euro circa mensilmente (540€ di integrazione base mensile + 303€, circa, per l’affitto).

ATTENZIONE: Questi importi da noi calcolati sono puramente indicativi, in quanto potrebbero aggiungersi anche la rata dell’assegno unico e universale (AUU) per figli a carico o variazioni generrali del vostro nucleo familiare.

Pagamenti e Prelievi

Questo contributo economico viene erogato tramite una “Carta di inclusione” ricaricabile, che può essere utilizzata per acquistare bisogni primari specifici, tipo la “carta acquisti”, per intenderci. E’ possibile prelevare contante fino a 100 euro al mese per persona (considerando la scala di equivalenza) e fare un bonifico mensile per pagare l’affitto regolarmente registrato e dichiarato in DSU. Potete anche pagare una bolletta come luce, acqua e gas, l’importante che gli intestatari dei contratti siano presenti nel nucleo familiare anagrafico e nella dichiarazione isee.

Durata

Per chi richiede l’ADI per la prima volta, il sostegno economico viene erogato mensilmente per un periodo massimo di 18 mesi. Successivamente, è possibile rinnovarlo per altri 12 mesi, ma con l’obbligo di una pausa di un mese tra un rinnovo e l’altro. In pratica, al termine di ogni periodo di rinnovo, è previsto sempre un mese di interruzione prima che l’aiuto possa essere nuovamente attivato, seguendo una modalità simile a quella del “vecchio RDC”. Però prestate attenzione: non è ancora chiaro se, dopo il primo rinnovo, sarà possibile presentare una nuova richiesta o procedere con ulteriori rinnovi. Vi aggiornerò sempre qui.

Affitti

E’ possibile ottenere il rimborso del contributo per l’affitto, fino a un massimo di 3.640 euro o 1.800 euro annui per nuclei familiari con membri tutti di età superiore a 67 anni o con persone anziane e familiari in condizioni di disabilità grave o non autosufficienza. Questa integrazione non viene considerata nel calcolo del reddito familiare (ISEE).

Domanda revocata o sospesa?

In breve, il sostegno potrà essere revocato o sospeso nel caso i potenziali richiedenti non rispettino i seguenti obblighi:

  1. Non si presenta ai servizi sociali o al servizio per il lavoro entro il termine stabilito senza una giustificazione valida;
  2. Non firma un accordo per l’inclusione o un accordo di servizio personalizzato, a meno che non sia esentato;
  3. Non partecipa senza una giustificazione valida a programmi formativi o di riqualificazione o ad altre iniziative di politica attiva o di attivazione, come concordato nell’accordo di servizio personalizzato;
  4. Non accetta, senza una giustificazione valida, un’offerta di lavoro adeguata;
  5. Non rispetta le disposizioni specificate nelle regolamentazioni e fornisce informazioni false per ottenere un beneficio maggiore;
  6. Non aggiorna una dichiarazione sostitutiva unica (anche DSU) in caso di cambiamenti nella composizione del nucleo familiare;
  7. Viene scoperto a svolgere attività lavorativa senza aver notificato correttamente le autorità competenti;

Quindi, se qualcuno nella famiglia non rispetta i suddetti obblighi, la domanda verrà sospesa, o in casi ancora più gravi revocata. Prestate attenzione perchè in quest’ultimo caso bisognerà attendere sei mesi prima di poter chiedere di nuovo il sostegno.

Rinnovi

Per coloro che devono procedere al rinnovo della prestazione, l’INPS invierà comunque un SMS ai beneficiari che hanno raggiunto il termine delle diciotto mensilità, ovvero dopo aver ricevuto l’ultima mensilità (ultimo importo ad agosto, devi rinnovare a settembre). Il messaggio conterrà indicazioni utili per la presentazione della domanda di rinnovo e riporterà il seguente testo: “Hai percepito le 18 mensilità di ADI. Per riprendere a ricevere la prestazione, potrai presentare una nuova domanda dal prossimo mese”.

Procedura semplificata: i nuclei familiari che non hanno subito modifiche nella loro composizione rispetto alla precedente domanda potranno beneficiare di una procedura semplificata. In tal caso, non sarà necessario iscriversi nuovamente al SIISL né sottoscrivere un nuovo Patto di Attivazione (PAD) nucleo. La domanda di rinnovo, il cui modello è rimasto invariato, potrà essere presentata da qualsiasi componente maggiorenne del nucleo familiare. Ad esempio: Se un nucleo familiare composto da due genitori e un figlio minorenne rimane invariato, uno dei genitori o il figlio maggiorenne potrà presentare la domanda senza ulteriori obblighi di iscrizione o sottoscrizione.

Procedura ordinaria: al contrario, nel caso in cui il nucleo familiare abbia subito variazioni, sarà necessario seguire la procedura ordinaria. Cioè, dopo la presentazione della domanda di rinnovo, si dovrà procedere nuovamente con l’iscrizione al SIISL e la sottoscrizione del PAD nucleo per aggiornare i dati e le condizioni del nucleo familiare. Ad esempio: Se un nucleo familiare originariamente composto da due genitori e un figlio minorenne accoglie un nuovo componente, come un neonato, sarà necessario iscrivere il nucleo aggiornato al SIISL e sottoscrivere un nuovo PAD nucleo.

Novità del 8 agosto 2025: Se la tua famiglia ha ricevuto l’ADI per 18 mesi consecutivi (come stabilito dalle normative), al termine di questo periodo sarà necessario presentare una nuova domanda di rinnovo durante il cosiddetto mese di stop. Durante questo mese di pausa, non riceverai alcun pagamento, poiché l’INPS dovrà verificare se soddisfi ancora i requisiti per continuare a beneficiare del sostegno. Però, per l’anno 2025, è stato introdotto un aiuto aggiuntivo: un contributo straordinario pari all’importo della prima mensilità del rinnovo, fino a un massimo di 500 euro. Questo contributo sarà erogato insieme al primo pagamento del nuovo ciclo di ADI (che durerà non più 18 ma solo 12 mesi), e comunque entro dicembre 2025. Per il 2026, si attendono ulteriori aggiornamenti sulle modalità e le tempistiche (qualora dovessero esserci). Esempio pratico per capire meglio: Immagina di aver presentato l’ADI a dicembre 2023 e il primo pagamento è stato ricevuto a metà gennaio 2024. Dopo 18 mesi, quindi a giugno 2025, il tuo ciclo di pagamento termina e ti trovi nel mese di stop di luglio. Durante questo periodo, devi inviare una nuova domanda per il rinnovo, affinché l’INPS possa verificare se la tua situazione economica è ancora conforme ai requisiti. Se l’istruttoria della tua domanda va a buon fine, il primo pagamento del nuovo ciclo di ADI arriverà il 14 agosto 2025. Insieme a questo pagamento, riceverai anche il contributo straordinario, che potrebbe essere fino a 500 euro. Se invece invii la tua domanda di rinnovo nei mesi successivi, ad esempio a agosto, settembre o ottobre, il contributo straordinario sarà comunque erogato insieme alla prima mensilità successiva del nuovo ciclo di ADI, ma sempre entro e non oltre dicembre 2025.

Incentivi per chi assume

Le aziende private che assumono persone beneficiarie dell’Assegno di Inclusione con un contratto di lavoro a tempo indeterminato o attraverso un contratto di apprendistato, viene concesso un esonero dal pagamento del 100% dei contributi previdenziali per ogni lavoratore per un massimo di 12 mesi. Questo esonero non si applica ai premi e ai contributi dovuti all’INAIL e ha un limite massimo di 8.000 euro all’anno, calcolato e applicato su base mensile. L’aliquota per il calcolo delle prestazioni pensionistiche rimane invariata.

Se il lavoratore beneficiario dell’Assegno di Inclusione viene licenziato nei 24 mesi successivi all’assunzione, il datore di lavoro è tenuto a restituire l’incentivo ricevuto, con l’aggiunta di sanzioni civili, a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa o per un valido motivo.

Controlli

Mi auguro che il governo, considerando le motivazioni esposte nella premessa, introduca un sistema più rigoroso per verificare che i cittadini soddisfino i requisiti necessari per accedere al nuovo sostegno. In particolare, auspico che vengano svolti controlli approfonditi su vari aspetti, tra cui: la residenza, eventuali separazioni o divorzi simulati, convivenze fittizie, la proprietà di beni immobili – mobili e l’uso di veicoli intestati a prestanome, e l’attività lavorativa a nero. Inoltre, ritengo fondamentale che chiunque venga scoperto a commettere tali irregolarità sia soggetto a conseguenze severe, che per legge, potrebbero prevedere una pena detentiva compresa tra 2 e 6 anni, oltre all’obbligo di restituire le somme indebitamente percepite. Queste misure sono indispensabili per garantire che gli aiuti siano destinati esclusivamente a chi ne ha realmente diritto e per dissuadere comportamenti fraudolenti o non etici.

Domande e risposte frequenti

Posso presentare L’ADI anche se lavoro o sono autonomo?

SI. Tuttavia, esistono limiti e obblighi di comunicazione:

  • Reddito da lavoro escluso fino a 3.000€ lordi annui
  • Superata la soglia: ricalcolo dell’importo ADI

Esempio: 2.800€ annui = mantenimento beneficio con comunicazione INPS entro 30 giorni

Un componente ha iniziato a lavorare, cosa fare?

Per lavoro dipendente:

  • Fino a 3.000€/anno: nessun effetto, ma va comunicato.
  • Oltre 3.000€: variazione dal mese successivo
  • Comunicazione obbligatoria entro 30 giorni con modello ADI-Com
  • Ritardo oltre 3 mesi: sospensione e decadimento
Se qualcuno avvia una attività come autonomo: perdiamo l’assegno?

Procedure specifiche:

  • Comunicazione preventiva all’INPS tramite ADI-Com
  • Mantenimento per 2 mensilità
  • Calcolo trimestrale (ricavi – spese)
  • Soglia 3.000€: riduzione proporzionale
  • Comunicazione reddito netto entro 15 giorni
Obblighi di comunicazione all’INPS

Tuttte le variazioni da segnalare comprendono:

  • Cambi composizione familiare (DSU aggiornata entro 1 mese)
  • Variazioni reddituali (lavoro dipendente, autonomo ecc)
  • Modifiche stato occupazionale
  • Termini: 15 giorni per comunicazioni generiche
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