1. Home
  2. NOTIZIE DAL WEB
  3. Ex Ilva di Taranto: cronaca di un gigante d’acciaio senza soldi e senza fiato. È finalmente arrivata l’ora di voltare pagina?
Ex Ilva di Taranto: cronaca di un gigante d’acciaio senza soldi e senza fiato. È finalmente arrivata l’ora di voltare pagina?

Ex Ilva di Taranto: cronaca di un gigante d’acciaio senza soldi e senza fiato. È finalmente arrivata l’ora di voltare pagina?

0
Lettura stimata: 4 minuti
Ascolta il contenuto

Premessa

Cari amici, lettori e cittadini, è da un po’ di tempo che non pubblico un articolo sulla problematica che purtroppo ci attanaglia oramai da anni e anni, ovvero la stramaledettissima ex Ilva di Taranto. Ovviamente, ogni tanto condivido con voi sulla pagina gli aggiornamenti delle associazioni, dei comitati e dei professionisti o le notizie dei giornali, ma oggi mi son fermato un attimino e ho voluto fare il punto (anzi, più di uno 😅) della situazione. Quindi, inforcate gli occhiali se ne avete bisogno, e facciamo un bel recap, un riassunto veloce veloce di tutto quello che è accaduto in questi ultimi giorni e settimane di giugno 2026 (perché a volte sentiamo i telegiornali usare paroloni difficili e si rischia di perdere il filo o, cosa più importante, l’attenzione mediatica). Ora, in sintesi, cosa è successo e cosa sta succedendo davvero dentro e fuori quei cancelli?

Come vi dicevo poc’anzi, ho ricostruito alcuni fatti (quelli degni di nota) in 5 punti, perché la salute e il futuro del nostro territorio riguardano tutti noi, dal nonno al nipote.

Il portafoglio è vuoto

Partiamo dal 16 giugno 2026, quando è arrivata la prima, durissima conferma: i soldi sono finiti. Per farvi un esempio concreto, per chi ancora non abbia realizzato bene (o fa finta!)… immaginate una famiglia che da anni spende più di quanto guadagna e va avanti solo grazie ai prestiti continui della banca. A un certo punto, la banca dice: “Oh, basta, non ti do più un centesimo”. È esattamente quello che ha fatto il Governo. Quel giorno, il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha gelato i sindacati dichiarando che “non c’è più un euro” e che il cosiddetto “prestito ponte” (il prestito d’emergenza dello Stato per far sopravvivere l’azienda) non sarebbe stato rinnovato.

Fonte: Il Manifesto del 16 giugno 2026 – Ex Ilva, non c’è più un euro. Urso gela i sindacati al tavolo ( https://ilmanifesto.it/ex-ilva-non-ce-piu-un-euro-urso-gela-i-sindacati-al-tavolo )

Una fabbrica fantasma

Il giorno successivo, il 17 giugno 2026, le conseguenze economiche si sono fatte sentire in tutta la loro gravità. Senza soldi, l’ex Ilva si è di fatto fermata. La produzione di acciaio si è ridotta a un ‘’lumicino’’ e i dipendenti diretti sono finiti in “cassa integrazione permanente” (lo Stato paga loro un sussidio ridotto per farli restare a casa). Quel giorno i sindacati hanno protestato duramente in Regione Puglia, lanciando l’allarme soprattutto per i lavoratori dell’indotto: le piccole ditte esterne (pulizie, manutenzioni, trasporti) non vengono pagate e stanno iniziando a licenziare.

Fonte: Taranto Today del 17 giugno 2026 – Ex Ilva ferma: sindacati in Regione contro la crisi ( https://www.tarantotoday.it/attualita/taranto-ex-ilva-ferma-sindacati-regione-governo-sbloccare-risorse-futuro-polo-17-06-2026.html )

La Legge interviene

Facendo un piccolo passo indietro al 13 giugno 2026, era già arrivata una BELLA mazzata anche dal punto di vista legale. La Corte di Cassazione, che è il giudice supremo in Italia (le cui decisioni sono definitive), ha confermato il sequestro dell’Altoforno 1. Per comprendere la portata della decisione, basti pensare che gli altiforni sono il cuore pulsante delle acciaierie, proprio come i forni a legna per una grandissima pizzeria… se ne viene sigillato uno (o più di uno) dei principali, l’intera attività subisce un colpo durissimo e rischia di fermarsi. Bene. la Cassazione ha deciso che quell’impianto deve restare sequestrato, confermando che i problemi legati alla sicurezza e all’inquinamento non sono stati risolti.

Fonte: Il Sole 24 Ore del 13 giugno 2026 – Ex Ilva, la Cassazione conferma il sequestro dell’Altoforno 1 ( https://www.ilsole24ore.com/art/ex-ilva-cassazione-conferma-sequestro-dell-altoforno-1-AI9oRUeD )

L’ammissione degli ex dirigenti

In realtà, i segnali del crollo c’erano già da inizio mese. Il 4 giugno 2026, in una lettera aperta rivolta alla città, alcuni ex manager che conoscevano bene l’impianto dall’interno avevano dichiarato senza mezzi termini: “Ormai l’Ilva non esiste più. Ricostruirla com’era è impossibile”. Insomma, non lo dicono solo i cittadini, associazioni, comitati e gli ambientalisti: lo dicono i numeri, i giudici e chi ci ha lavorato.

Fonte: Buonasera24 del 4 giugno 2026 – Ormai l’Ilva non esiste più. Ricostruirla com’era è impossibile ( https://www.buonasera24.it/news/cronaca/921687/ormai-l-ilva-non-esiste-piu-ricostruirla-comera-e-impossibile-parola-di-ex-manager-arcelor.html )

La voce di chi lotta

E arriviamo a oggi, 23 giugno 2026. In mezzo a questo disastro politico ed economico, c’è chi non ha mai smesso di lottare per la cosa più preziosa: la vita. Proprio oggi ho letto un post dell’Associazione Genitori Tarantini. Praticamente hanno ringraziato il vignettista Satiricircus by Zaza per un’opera a loro dedicata e hanno ricordato un appuntamento fondamentale: “Il giorno 8 Luglio saremo al fianco dei nostri incredibili avvocati, Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni, perché noi dalla giustizia ci aspettiamo giustizia, perché i bambini di Taranto non debbano più ammalarsi. E neanche i grandi.”

Ma il passaggio che fa più riflettere è questo: “Siamo consapevoli che, anche fermando oggi la produzione, le conseguenze di quello che abbiamo respirato per decenni continuerà a nuocere alla salute dei cittadini e degli operai per altri venti o trenta anni, coinvolgendo in questo disastro anche le future generazioni. Ma bisogna fermare tutto adesso. Adesso! E restare sempre con gli occhi aperti in difesa del nostro territorio.”

Fonte: Pagina Facebook Associazione “Genitori tarantini”

Conclusione con annessa riflessione

Arrivati a questo punto, cari lettori, dobbiamo farci una domanda scomoda ma necessaria. Stiamo assistendo all’agonia di un colosso d’acciaio che non sta in piedi economicamente, che viene bloccato dai giudici e che non ha più soldi per andare avanti. Ma la vera domanda è: perché si ostinano a volerlo tenere in vita a tutti i costi? Per decenni ci hanno raccontato la SOLITA favola del ricatto occupazionale: “O la salute o il lavoro”. Ma oggi non c’è né l’una né l’altro. Ci sono solo cassa integrazione, debiti pagati con i soldi di noi contribuenti e, soprattutto, un conto salatissimo pagato in vite umane. Troppi decessi, troppe malattie, troppe famiglie distrutte dall’inquinamento di quell’impianto. Come dicono giustamente i Genitori Tarantini, i danni di ciò che abbiamo respirato ce li porteremo dietro per decenni.

Cari politici, non è forse arrivato DAVVERO il momento di dire “Basta”? Non è forse giunta l’ora DAVVERO di smettere di iniettare soldi pubblici in un malato terminale che avvelena l’aria, e usare quegli stessi fondi per chiudere l’impianto e avviare una vera, immensa opera di bonifica? Bonificare l’area significherebbe creare nuovo lavoro, pulito e dignitoso per tutti (anche per gli stessi operai se lo vorranno, altrimenti pensionamento anticipato) che oggi rischiano il licenziamento. Significherebbe restituire a Taranto il suo mare, la sua aria e il suo futuro.

⬇️CONDIVIDILO SU⬇️