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Ex Ilva: Il conto alla rovescia è iniziato davvero?

Ex Ilva: Il conto alla rovescia è iniziato davvero?

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Premessa

Nelle ultime ore sta circolando una notizia pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno (in data 27 Luglio 2026): la Corte d’Appello di Milano ha ordinato la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro 90 giorni. Il motivo (inconfutabile)? Le emissioni superano i limiti di legge, c’è troppo amianto e le polveri sottili continuano a minacciare la salute pubblica, causando tumori.

Molti temono che, come al solito, il Governo interverrà con un Decreto Legge d’urgenza per “salvare” l’Ilva e bloccare i giudici. Ma questa volta, le cose stanno diversamente. Questa volta, potrebbe essere davvero “Scacco Matto”.

A spiegarlo in modo magistrale in un post su Facebook è l’avvocato Maurizio Rizzo Striano, uno dei legali che porta avanti questa storica battaglia insieme all’avvocato Ascanio Amenduni e all’associazione Genitori Tarantini. Analizziamo le sue parole per capire cosa sta succedendo.

Il Governo ha le mani legate

L’avvocato Rizzo Striano scrive testualmente:

“Un ennesimo decreto salva Ilva servirebbe soltanto a prendere un poco di tempo, giusto quello necessario a farlo disapplicare da parte del giudice ordinario in via di urgenza perchè violerebbe la sentenza della Corte di Giustizia Europea. Insomma dopo tanti scacchi questa volta lo scacco è matto!”

Cosa significa in parole povere? In passato, il Governo ha usato leggi speciali (come la Legge 231/2012) per dichiarare l’Ilva “strategica” e scavalcare le chiusure ordinate dai giudici. E sicuramente proveranno a farlo anche oggi. Ma c’è un ostacolo insormontabile: La Legge Europea. Come spiegato dall’avvocato, un eventuale nuovo Decreto “Salva-Ilva” verrebbe immediatamente bloccato (tecnicamente “disapplicato”) dai giudici italiani. Perché? Perché violerebbe la Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024. Questa sentenza europea parla chiaro: se un impianto minaccia gravemente l’ambiente e la salute umana, l’attività deve essere sospesa. Nessun interesse economico o strategico nazionale può giustificare la morte e la malattia. Praticamente, e come se il regolamento di un condominio (il Governo Italiano) dice che si può inquinare, ma la legge del Comune (l’Europa) dice che è severamente vietato, vince la legge del Comune. Il giudice, semplicemente, prenderà il decreto del Governo e lo getterà nel cestino.

La matematica non è un’opinione!

Sui tempi dettati dai giudici, l’avvocato Rizzo Striano precisa:

“La Corte di Appello di Milano ha deciso con un decreto (e non con una sentenza) che già da oggi devono avviarsi le opere per fermare l’area a caldo entro 90 giorni […]. Rimuovere l’amianto da tutti gli altoforni e ridurre le emissioni delle polveri sottili con la produzione a 6 mil/tonn è pura fantascienza. Forse non basterebbero otto miliardi di euro e 5 anni di tempo.”

Cosa significa? I giudici hanno emesso un decreto (un ordine immediato, non una sentenza che va in Cassazione per le lunghe) dando 90 giorni di tempo per rimuovere tutto l’amianto e abbattere le polveri. La logica e la matematica ci dicono che è un’impresa impossibile. Per fare lavori del genere servirebbero 5 anni (60 mesi) e miliardi di euro. L’Ilva non ha né l’uno né l’altro, e ha solo 3 mesi di tempo. Il conto alla rovescia è iniziato oggi: mancano 89 giorni alla chiusura dell’area a caldo.

Mai abbassare la guardia!

Nonostante la legge sia dalla nostra parte, l’avvocato ci lancia un avvertimento fondamentale:

“Tuttavia con ILVA mai dire mai. Vedremo cosa deciderà la banda bassotti. Come nei fumetti, ci si può aspettare di tutto.”

Questo significa che dobbiamo rimanere sempre in forza. Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia. Al di là del fatto che ci sia quasi tutto scritto nero su bianco e che l’Europa ci tuteli, dobbiamo tenere gli occhi ben aperti su questi “politicanti di ventura”. Cercheranno in ogni modo di inventarsi qualche trucco, qualche cavillo o qualche farsa per aggirare le regole. La nostra attenzione deve rimanere altissima.

Non vanifichiamo anni di lotte.

Questa vittoria è il frutto dell’immenso lavoro e della tenacia messi in campo in tutti questi anni da realtà fondamentali del nostro territorio. In primis l’associazione Genitori Tarantini, seguita dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e dal sindacato LMO (che si sono sempre schierati con fermezza per la chiusura e lo smantellamento della fabbrica). A loro si uniscono le innumerevoli altre associazioni (che sarebbe impossibile nominare tutte), le famiglie delle vittime di tumore, i giovani attivisti, alcuni artisti locali e nazionali, i semplici cittadini, quella poca stampa rimasta ancora coraggiosamente libera da schieramenti partitici e qualche politico o ex politico che ci ha creduto veramente (anche se, a dirla tutta, questi ultimi si possono contare davvero sulle dita di una mano).

Pensiamo anche ai lavoratori!

Ora che la chiusura sembra un orizzonte reale, il Governo deve smettere di spendere soldi pubblici ed energie per cercare di mantenere in vita questo “mostro”. È il momento di pensare seriamente ai lavoratori là dentro.

Infatti, ricordiamo che i lavoratori non sono solo a contatto quotidiano con veleni, con conseguenti decessi per tumori, ma sono anche vittime di morti bianche, incidenti sul lavoro e malattie professionali, esattamente come la popolazione di Taranto e provincia.

Ecco perchè, invece di finanziare questa inutile farsa, il Governo deve assistere i lavoratori. Come? Beh, partiamo da…

  • Incentivi all’esodo! Ovvero somme di denaro per accompagnare i lavoratori verso altre occupazioni o verso l’uscita volontaria dall’azienda.
  • Poi i prepensionamenti! Cioè, permettere a chi ha respirato veleni di andare in pensione prima. Esistono già leggi in Italia (come i benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto) che permettono di moltiplicare gli anni di contributi per chi ha lavorato a contatto con l’amianto. Basterebbe applicare e ampliare queste tutele in modo serio e strutturale per tutti gli operai dell’ex Ilva.
  • E chi più ne ha, ne aggiunga… Volere è potere!

Quindi, cari politicanti smettiamola di contrapporre il diritto al lavoro al diritto alla salute. È ora di chiudere, bonificare e tutelare chi ha pagato il prezzo più alto. Taranto e Provincia.

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