Buon Compleanno di 💩!
Auguri!
Cari lettori, lettrici, oggi è il mio compleanno. Sì, avete letto bene. Sabato, giorno di festa, candeline, auguri. Tutto molto bello. E infatti, puntuale come la morte, è arrivato il regalo. Non da un amico, non da un parente. Ma dallo Stato e dal comune di Monteparano.
Suona il postino e ti consegna quella busta “strana” che tutti temiamo. La apri, e dentro trovi il “pensierino” che hanno scelto per te: una raccomandata dell’Agenzia delle Entrate. Doppia beffa. Che bel regalo di compleanno, ca
o. Contenuto: una mazzata da quasi 450 euro.
La colpa? Aver superato, il limite di velocità. E non di chissà quanto, sia chiaro: parliamo di una manciata di chilometri orari, non di una corsa da criminale. Una distrazione, probabilmente, mentre andavo a guadagnarmi il pane. E quando è successo? In piena, fottutissima, pandemia.
Mentre il mondo era sigillato in casa, io, come tanti altri, avevo il “permesso” di andare a lavorare. Con la mascherina, con la paura, ma con il dovere di farlo. E mentre mi recavo al lavoro, per portare a casa la pagnotta, quella specie di autovelox fisso a Monteparano (quel coso che secondo me andrebbe abbattuto a martellate) ha deciso che ero un pericolo pubblico da punire.
Ora, facciamo due conti. Io lavoro part-time, sei ore al giorno. Prendo circa 850 e passa euro al mese. Questo “regalo di compleanno” rappresenta più della metà del mio stipendio. Più della metà del mio sudore, del mio tempo, della mia fatica, che dovrei regalare a uno Stato che si ricorda di me solo quando deve battere cassa.
E qui parte il vaffanculo cosmico. Perché mentre io devo svenarmi per una multa del genere, il buon 40-50% degli italiani, quelli che risultano “nullatenenti” sotto tutti i punti di vista (ma solo sulla carta, sia chiaro), se la ridono. Vivono tranquilli, beati, senza pensieri, magari con più bonus e sostegni di quanti ne vedrò mai io.
Ecco il paradosso italiano, signori. Un sistema che punisce chi sgobba e si fa il mazzo per quattro spicci, e lascia vivere sereni quelli che hanno capito il trucco: meglio non avere niente, almeno ufficialmente, lavorando a nero o rubando / truffando.
E sapete che vi dico? Io sono uno che le tasse le paga tutte, e le rare multe che ho preso in passato le ho sempre pagate senza discutere. Ma ora basta. Con questa batosta, e soprattutto per la situazione in cui arriva, il limite è stato superato. Questa multa io non la pago. Lo giuro. La farò vedere a un avvocato, ma la mia prima reazione, quella di pancia, è questa: non un centesimo. A costo di licenziarmi lunedì mattina e diventare nullatenente pure io. E cosa mi tolgono? Non ho case di proprietà, automobili , moto, vivo in un fottuto affitto perché le banche, prima di darti un mutuo, ti esaminano pure i peli del c*lo e una casa decente per me e la mia famiglia resta un miraggio. Quindi sì, non ho nulla. Non si possono appellare a niente. Se il gioco è questo, allora smetto di giocare. Non voglio più niente. Che si fottano.
Perché questo non è un semplice verbale. È un insulto personale, soprattutto nel giorno del mio compleanno. È mettere il piede sulla ferita dopo anni di inferno e sacrifici, passati anche a lottare con una sanità pressapochista che per anni mi ha liquidato sempre con diagnosi superficiali, prima di scoprire che quel malore fu quasi fatale. Un inferno di cui porto ancora oggi gli strascichi e le limitazioni. È la dimostrazione che i Comuni, come quello di Monteparano, usano questi aggeggi infernali non per la sicurezza, ma per fare cassa. Un bancomat per le loro casse vuote.
Se davvero vi interessasse la sicurezza, mandereste in giro più vigili a controllare chi corre davvero, non piazzereste trappole per polli su strade che la gente percorre ogni giorno per andare a lavorare. E con i soldi delle nostre tasse, invece di vessarci, perché non costruite finalmente quella maledetta strada che eviterebbe di attraversare mille paesi per andare da Manduria a Taranto? No, troppo difficile. Meglio una multa facile.
Questa è l’Italia. E non è retorica, né demagogia, né populismo. È la realtà schifosa di un Paese che funziona al contrario, che premia i furbi e bastona chi si alza la mattina per guadagnarsi da vivere onestamente.
L’amministrazione, la politica, e tutti li mort*cci loro.
E la domanda, quella che mi rimbomba in testa da ore, è sempre la stessa: ma chi ca💤o me lo fa fare?