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ASL di Taranto: negata al telefono anche una semplice informazione

ASL di Taranto: negata al telefono anche una semplice informazione

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Quella che era iniziata come una semplice richiesta di informazioni si è trasformata in un’odissea che svela un sistema in tilt. Dopo la denuncia di ieri sulla totale assenza di risposte telefoniche dagli uffici dell’ASL di Taranto per le esenzioni per patologia, oggi ho riprovato. Con metodo e pazienza, già dalle 9.15 del mattino, in pieno orario di attività (per tutti), ho ricominciato la trafila.

Ho chiamato di nuovo gli uffici competenti di Via Pupino, Via Ancona e persino il distretto di Manduria. Il risultato? Identico a ieri: un muro di silenzio. Ho stimato che circa l’80% dei numeri fissi dei distretti dell’ASL di Taranto e provincia semplicemente non risponde.

L’unica eccezione, l’unico filo di comunicazione con l’esterno, sembra essere l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP). E così, ho chiamato loro. Di nuovo.

Dopo aver spiegato per l’ennesima volta il problema (la necessità di parlare al telefono con l’ufficio competente per un’informazione cruciale su come aggiornare a distanza le proprie esenzioni per patologia) ho parlato con un altra dottoressa dell’ufficio URP.

La prima, un tentativo di difesa dei colleghi: “Deve capire, o guardiamo le persone che vengono di persona, o rispondiamo al telefono”. Una logica inaccettabile per un servizio pubblico. Un’azienda privata può decidere le proprie regole di ingaggio, ma un ente pubblico ha il dovere di essere accessibile a tutti. Cosa ne è di chi non può muoversi? Degli anziani, dei malati, di chi vive solo, di chi LAVORA e non può recarsi fisicamente allo sportello?

La seconda risposta, di fronte alla mia insistenza su questo punto, è stata, a mio avviso, di un’insensibilità agghiacciante: “Anche se uno è solo, perché non va in una semplice cartoleria e manda un’email?”. Rileggiamola: un cittadino dovrebbe pagare un servizio privato (la cartoleria) per accedere a un’informazione che lo Stato dovrebbe fornirgli gratuitamente e per diritto. Ah, sempre andando di persona, ovviamente! È un rovesciamento totale del concetto di servizio pubblico, dove il peso del disservizio viene scaricato sulle spalle, e sul portafoglio, del cittadino.

”Messa alle strette”, la dottoressa ha giocato l’ultima carta: “Forse ha i numeri sbagliati”. Peccato che i numeri siano quelli pubblicati sul sito istituzionale dell’ASL di Taranto. Se i numeri sono errati, la responsabilità non è del cittadino che si fida della fonte ufficiale, ma dell’ente che non aggiorna le proprie informazioni. Nel mio lavoro, nel settore privato, un sito non aggiornato è un disservizio da risolvere in 24 ore per non creare problemi ai miei clienti. Nel pubblico, evidentemente, le regole sono diverse. E nessuno paga per l’inefficienza.

Infine, il paradosso dei “punti di facilitazione digitale”: un servizio pensato per aiutare i cittadini con la tecnologia, ma che di fatto è irraggiungibile al telefono. Per avere una prova concreta, ho fatto un test chiamando uno dei tanti punti, nello specifico quello di Via Fiume: la linea, ovviamente, è risultata sempre occupata. A quel punto, tanto vale andare direttamente all’ASL.

La conclusione di questa giornata è amara. Non si tratta più solo di un telefono che squilla a vuoto. Si tratta di una mentalità, di una cultura del servizio che sembra aver dimenticato la sua missione. Il problema non è la singola impiegata/o o dottore/ssa, ma un sistema che permette e giustifica queste risposte.

La domanda, a questo punto, non è più solo “perché non rispondete?”, ma una molto più profonda: avete dimenticato chi siete chiamati a servire?

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