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Giovani, violenza e coltelli a Manduria: di chi è davvero la colpa? (E cosa può fare il Sindaco)

Giovani, violenza e coltelli a Manduria: di chi è davvero la colpa? (E cosa può fare il Sindaco)

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La notizia

Oggi ho letto una notizia riportata dalla testata RTMweb (qui il link dell’articolo) che mi ha fato ancora una volta incazzare. Un ragazzo di 27 anni, incensurato, è finito in ospedale con una grave ferita all’addome. La sua “colpa”? Aver provato a fare da paciere in una lite tra coetanei a Manduria. Purtroppo, questa è una situazione che sta degenerando, non solo a Manduria, ma in tutta Taranto e provincia. Sembra che oggi siano diventati tutti “macellai”: si esce di casa col coltello in tasca con una facilità disarmante.

”I tempi son cambiati”

Se guardo indietro, a cavallo dei primi anni ’90, la situazione era diversa. Certo, non c’erano i social network ad amplificare ogni singola notizia, ma le dinamiche erano altre. Quando c’era un alterco tra ragazzi, magari ci scappava la scazzottata o qualche schiaffo, ma nella maggior parte dei casi finiva lì. Anzi, spesso il giorno dopo si diventava più amici di prima.

Oggi, se provi a fare del bene, rischi di finire sdraiato su un tavolo di metallo in obitorio. E ve lo dico per esperienza personale.

Il mio racconto

Avevo circa 25 anni, mi ero congedato da poco dal militare. Una sera andai a ballare in una nota discoteca del litorale tarantino con due amiche e un ragazzo che all’epoca consideravo un amico (ma che poi si è rivelato tutt’altro). Appena scesi dall’auto nel parcheggio, questo mio “amico” iniziò a discutere per futili motivi con un tizio. Un ragazzo robusto, sui 90 chili, probabilmente su di giri per l’alcol o altro. I buttafuori del locale erano lì fuori, guardavano la scena, ma nessuno muoveva un dito.

Vedendo che il tizio cercava a tutti i costi la rissa, mi misi in mezzo. Lo spingevo via, ma senza violenza, dicendogli: “Lascia stare, non roviniamoci la serata per una stronzata”. Niente da fare. Io lo allontanavo e lui tornava sotto. A un certo punto dissi al mio amico di entrare nel locale per evitare il peggio. Mentre il mio amico si allontanava, mi girai di nuovo verso il tizio e notai un dettaglio particolare… teneva una grossa pietra nascosta, attaccata alla gamba.

Appena ha fatto lo scatto per avventarsi su di me, l’istinto ha preso il sopravvento. Gli ho sferrato un gancio. L’ho preso così bene che è caduto all’indietro come un pezzo di legno, sbattendo la testa. In quel momento mi è crollato il mondo addosso. Ho pensato: “L’ho ammazzato”. Sono rimasto a fissarlo per un paio di minuti, finché non ho visto che iniziava a muoversi.

All’improvviso mi sono sentito afferrare con forza da dietro. Ho pensato: “Ecco, sono arrivati i suoi amici vigliacchi, ora mi massacrano. Invece erano i buttafuori. Mi dissero: “Ma sei scemo? Potevi ammazzarlo!”. Avrei voluto rispondergli: “Scusate, ma voi all’ingresso che ci state a fare se devo placare io gli animi?”. Ci fecero entrare subito nel locale per toglierci di mezzo e chiudere la questione.

La lezione

Oggi, con la consapevolezza di un uomo adulto, non so se rifarei la stessa cosa. Certo, l’istinto di protezione per chi amo o voglio bene c’è sempre, ma oggi non sai mai chi hai di fronte: può avere una pietra, una bottiglia rotta, un coltello o una pistola. Come mi insegnarono ai tempi in cui ero arruolato e avevo in dotazione un’arma da fuoco o bianca, la regola base è una sola, ed è la stessa che dice giustamente la Legge italiana (Articolo 52, comma 1, del Codice Penale): la legittima difesa non è punibile “sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Ma la verità è che nessuno di noi è Superman. Anche se hai un ottima preparazione per difenderti, ci sarà sempre qualcuno con “la pistola più veloce”. Oggi, se vedessi una situazione del genere, la prima cosa che farei sarebbe allontanare le persone a me care e chiamare immediatamente le Forze dell’Ordine.

Tuttavia, se non ci fosse il tempo di chiamare o se la situazione fosse disperata e senza via di fuga, allora è chiaro che ti difendi come puoi e come devi. Perché in quei momenti estremi, quando ne va della tua stessa pelle, vale il celebre detto latino: mors tua, vita mea.

I commenti sui social

Sotto la notizia del ragazzo accoltellato a Manduria, ho letto i commenti di molti cittadini infuriati (trovate gli screen qui sotto, ho oscurato i cognomi per privacy). Molti se la prendono con il Sindaco. Ma, per onestà intellettuale, dobbiamo chiarire una cosa. È vero che l’attuale Sindaco si è insediato da poco, ma essendo stato già consigliere comunale in passato, conosce benissimo il territorio e queste dinamiche.

Tuttavia, leggo commenti che chiedono al Sindaco di “fare perquisizioni nel fine settimana”. Fermiamoci un attimo e spieghiamo come funziona la Legge in Italia, per non dire inesattezze:

Il Sindaco NON può ordinare perquisizioni: La libertà personale è sacra. Secondo il Codice di Procedura Penale (Articoli 247 e 352), una perquisizione può essere ordinata solo da un Magistrato (con decreto motivato) o eseguita d’urgenza dalle Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza) in casi eccezionali, come la flagranza di reato. Il Sindaco non ha alcun potere in merito.

Il Sindaco NON gestisce l’Ordine Pubblico: La Legge 1 aprile 1981, n. 121 parla chiaro. L’autorità provinciale di pubblica sicurezza è il Prefetto (Articolo 13), mentre il Questore (Articolo 14) ne è l’autorità tecnica. Il Sindaco non comanda i Carabinieri o la Polizia di Stato.

Il Testo Unico degli Enti Locali (Decreto Legislativo 267/2000, Articolo 54, comma 4) gli dà dei poteri specifici sulla sicurezza urbana:

  1. Può disporre che i Vigili presidino maggiormente le piazze “calde” nel fine settimana.
  2. Può vietare la vendita di alcolici in vetro dopo una certa ora, o limitare gli orari di chiusura di determinati locali se diventano ritrovo di risse.
  3. Se la città non è sicura, il Sindaco, tramite l’Articolo 20 della Legge 121/1981, partecipa al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica e ha il dovere di pretendere dal Prefetto l’invio di più pattuglie sul suo territorio.

In conclusione, prendersela solo col neo Sindaco per un accoltellamento è sbagliato per legge. Ma pretendere che l’amministrazione comunale usi gli strumenti che ha (Vigili e ordinanze) e che faccia la voce grossa con lo Stato per avere più controlli, è un diritto sacrosanto di ogni cittadino.

ah, un ultimo consiglio!

Se sentite trambusto, urla, o vi accorgete che una discussione sta per degenerare in qualcosa di brutto, non giratevi dall’altra parte, ma non mettetevi neanche in pericolo facendo gli eroi. Se avete paura di chiamare le Forze dell’Ordine o temete ritorsioni, vi ricordo che esiste uno strumento potentissimo: l’app YouPol. È l’applicazione ufficiale della Polizia di Stato che permette di inviare segnalazioni in tempo reale alla sala operativa, e soprattutto potete farlo in totale anonimato. È un modo sicuro per fare il proprio dovere di cittadini senza rischiare nulla in prima persona. Qui trovate il link su come funziona e come scaricarla sul vostro smartphone: (clicca su questo link rosso).

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