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Manduria soffoca: l’incubo della ”puzza” e il silenzio delle Istituzioni.

Manduria soffoca: l’incubo della ”puzza” e il silenzio delle Istituzioni.

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I fatti

Siamo alle solite… a Manduria l’aria è diventata nuovamente irrespirabile. Da settimane (incluso stamane), interi quartieri della città sono stati ostaggio di miasmi insopportabili, un odore acre di rifiuti rancidi e putrefazione che costringe le famiglie a barricarsi in casa.

Il fenomeno colpisce a ondate di durata variabile: a volte l’aria rimane appestata per molte ore consecutive, altre volte il disagio si limita a 2, 3 o 4 ore. Non accade ogni singolo giorno (anche se in quest’ultima settimana è stato pesantissimo, davvero un’ottima “cartolina” di benvenuto per i turisti in zona!), ma molto spesso si ripete con una puntualità allarmante, soprattutto nelle prime ore del mattino, la sera e durante la notte. D’inverno il problema sembra minore, ma solo perché, per ovvie ragioni legate al freddo, si vive con le finestre chiuse. Quindi, non si tratta più, secondo molti residenti, di un semplice cattivo odore, ma di una situazione percepita come grave e potenzialmente rilevante sotto il profilo sanitario e ambientale.

I ”sintomi”

Le testimonianze (informali) raccolte parlano di nausea, mal di testa, irritazioni e disturbi del sonno, sintomi che meriterebbero verifiche sanitarie puntuali. A rischiare di più sono i soggetti fragili: bambini, anziani e persone con patologie croniche. Lo stress psicofisico derivante dal non poter aprire le finestre di casa propria è ormai alle stelle.

Naturalmente, spetta agli organi sanitari competenti verificare l’eventuale correlazione tra questi sintomi e il fenomeno segnalato. Resta però il fatto che molti residenti parlano di un forte peggioramento della qualità della vita e uno stress quotidiano legato all’impossibilità, in determinati momenti della giornata, di aprire normalmente le finestre delle proprie abitazioni.

Le Istituzioni sanno…

La gravità della situazione è sotto gli occhi (e il naso) di tutti. Proprio questa mattina, 28 agosto 2026, alcune chiamate (compresa la nostra) sono giunte al Comando di Polizia Locale di Manduria. Gli stessi agenti hanno confermato di percepire chiaramente il fenomeno odorigeno fin dentro i loro uffici, ammettendo però di non conoscerne l’origine.

Eppure, il problema è noto da tempo. Già ad aprile 2026, la stampa locale (rif. Corriere di Taranto, 13 Aprile 2026) annunciava in pompa magna l’avvio di un tavolo di monitoraggio tra Comune, ASL e ARPA Puglia. A distanza di mesi, quali sono i risultati? I dati di questi monitoraggi dove sono? È inaccettabile che i cittadini continuino a subire passivamente queste molestie olfattive senza che la fonte sia stata individuata e bloccata.

Il nodo rifiuti

Sul tema è stata depositata oggi anche una mozione del consigliere di opposizione Cosimo Lariccia, di cui ha dato notizia il giornale online RTMweb.

Come sapete, noi siamo apartitici e ci limitiamo a registrare i fatti: era ora che il problema venisse sollevato formalmente nelle sedi istituzionali, e non soltanto usato come argomento durante le campagne elettorali.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la mozione richiama anche il tema del conferimento dei rifiuti a Manduria da parte di diversi Comuni del territorio. Lariccia ha chiesto ufficialmente di fare luce sui cattivi odori denunciati dai cittadini e di avviare un monitoraggio a 360 gradi su aria, suolo e falde acquifere.

Nella stessa mozione vengono richiamate anche le discariche “Li Cicci” e “La Chianca”, indicate come siti sui quali si chiedono verifiche e controlli.

È bene precisare che il riferimento alle discariche “Li Cicci” e “La Chianca” è tratto dalla mozione e dagli articoli di stampa che ne hanno dato notizia, e viene riportato esclusivamente nell’ambito della richiesta di accertamenti da parte degli enti competenti. Allo stato, in assenza di accertamenti tecnici ufficiali, non si intende attribuire responsabilità dirette a soggetti, enti o impianti specifici.

Giustamente, nell’atto ci si chiede: se la raccolta differenziata aumenta, perché si continua a riempire le discariche?

L’iniziativa politica di chiedere un fronte comune verso la Regione Puglia rappresenta un passo formale, ma i cittadini sono stanchi. Bene le mozioni, bene gli atti scritti, ma ora servono controlli veri, risposte pubbliche e soluzioni immediate da parte dell’amministrazione (la maggioranza).

La legge parla chiaro!

I cittadini esasperati stanno iniziando a muoversi alzando la voce sui social o, formalmente, inviando PEC alle autorità competenti. La legge italiana, infatti, offre strumenti precisi per difendersi:

In primis, c’è il reato di “Getto pericoloso di cose” : La giurisprudenza ha più volte ricondotto le molestie olfattive, quando superano la normale tollerabilità e siano riconducibili a una fonte individuata, nell’ambito dell’art. 674 c.p. Saranno naturalmente gli organi competenti ad accertare eventuali responsabilità.

Poi, ci sono ”I poteri del Sindaco” (Art. 50 del D.Lgs 267/2000 – Testo Unico degli Enti Locali): Il Sindaco non è solo un amministratore, ma è la massima Autorità Sanitaria Locale. In base all’Articolo 32 della Costituzione (che tutela la salute come diritto fondamentale), il Sindaco ha il potere e il dovere di emettere ordinanze contingibili e urgenti.

Ora, è paradossale che a ricordare queste normative debbano essere dei semplici cittadini spinti dall’esasperazione. Il primo cittadino di Manduria, Domenico Sammarco, essendo peraltro avvocato di professione, conosce sicuramente alla perfezione gli strumenti legali a sua disposizione.

E proprio alla luce degli strumenti previsti dall’ordinamento, i cittadini chiedono quali iniziative urgenti l’amministrazione intenda adottare o abbia già adottato per individuare la fonte del fenomeno e tutelare la popolazione.

Le richieste

La pazienza è finita. Chi vive a Manduria chiede tre cose semplici e immediate.

Al Sindaco si chiedono interventi urgenti per individuare la fonte del fenomeno odorigeno e, ove ne ricorrano i presupposti, l’adozione delle ordinanze necessarie per fermare o limitare i miasmi.

Ad ARPA e ASL si chiede trasparenza assoluta sui monitoraggi annunciati nei mesi scorsi. I cittadini vogliono conoscere:

  • quali controlli siano stati effettuati;
  • in quali date e fasce orarie;
  • con quali strumenti;
  • con quali risultati;
  • se siano stati rilevati parametri anomali;
  • se siano previsti ulteriori sopralluoghi nelle fasce più critiche, cioè mattina presto, sera e notte.

I controlli, infatti, devono essere effettuati quando il fenomeno si manifesta, non quando l’aria è già tornata respirabile.

E dulcis in fundo, alla Regione Puglia si chiede di assumere un ruolo chiaro, attivo e non burocratico nella gestione del problema, soprattutto alla luce del più ampio tema del ciclo dei rifiuti nel territorio.

Manduria non può continuare a sentirsi lasciata sola davanti a una situazione che incide sulla vita quotidiana dei cittadini.

Manduria, come Taranto e altri territori già pesantemente segnati da questioni ambientali, ha dato abbastanza.

Non si può vivere con le finestre chiuse per paura di respirare aria maleodorante. Non si può chiedere ai cittadini di sopportare in silenzio.

Qui non si tratta di fare allarmismo. Si tratta di chiedere controlli, dati, responsabilità istituzionale e trasparenza.

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