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Manduria: tra bellezza, ostacoli e pericoli quotidiani.

Manduria: tra bellezza, ostacoli e pericoli quotidiani.

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Premessa

Chi mi segue da un po’, sa che la mia vita si svolge su un binario che collega Taranto a Manduria, e viceversa. Per lavoro, per affetti, per passione e per scelta. E ormai da oltre dieci anni, Manduria è il mio rifugio estivo. Il motivo è semplice e condivisibile: qui, almeno di giorno, l’aria è oggettivamente più fresca. Noto sempre che se a Taranto ci sono 35 gradi, qui a Manduria ce ne sono quasi sempre 2 o 3 in meno, forse perché (anzi, tolgo il forse) ci sono meno palazzi. È una vera boccata d’ossigeno (anche se sulla qualità dell’aria, a causa di una certa puzza, ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, e magari lo farò presto). E poi, naturalmente, il mare cristallino è a una manciata di minuti. È un luogo che sa di storia, di buon vino e di serate tranquille.

Eppure, vivendola quotidianamente, mi sono scontrato con una realtà che stride con questa poesia. Non è una polemica, ma una constatazione che nasce dall’osservazione e, lo ammetto, da un po’ di rabbia. Parlo della viabilità e della sicurezza dei pedoni.

I marciapiedi

Partiamo da un dato di fatto: Manduria è un borgo antico. Le sue fondamenta storiche si riflettono in un’urbanistica affascinante, fatta di vicoli stretti e stradine che si intrecciano. Questo, però, ha una conseguenza strutturale: i marciapiedi. In moltissime vie, anche quelle più trafficate, sono talmente stretti da essere quasi simbolici. Parliamo di 20, forse 50 centimetri nei casi più “fortunati”.

È ovvio che non si può dare la colpa a chi ha progettato la città secoli fa. Il problema, però, esiste oggi e crea disagi enormi a chiunque si muova a piedi: genitori con passeggini, persone in sedia a rotelle, anziani o semplicemente chiunque di noi.

Ma non è tutto. A questa difficoltà strutturale, se ne aggiunge un’altra che fatico davvero a concepire. Passeggiando, mi sono reso conto che diverse attività commerciali (e non farò nomi, perché il mio scopo non è accusare ma riflettere) espongono la propria merce direttamente su quel poco spazio pedonale che esiste. Un marciapiede già di per sé insufficiente viene così ulteriormente ristretto, trasformandosi in un vero e proprio percorso a ostacoli.

E qui la mia domanda sorge spontanea: ma chi li ha autorizzati? Non riesco a credere che sia stata concessa un’autorizzazione per occupare un suolo pubblico già così palesemente inadeguato. Posso quasi capire un dehor di un bar che occupa parte della carreggiata (sebbene anche lì ci sarebbe da discutere sulla sicurezza) ma invadere l’unico, misero spazio destinato ai pedoni mi sembra un controsenso. Viene da chiedersi se l’amministrazione o la stessa Polizia Locale vigilino su queste situazioni, perché il risultato è sotto gli occhi di tutti: i pedoni sono costretti a camminare sulla carreggiata, con un rischio evidente e costante.

I secondo problema

E proprio sulla carreggiata si manifesta il secondo, e ben più grave, problema: la velocità. Non parlo di un fenomeno limitato al centro storico, ma di un’abitudine pericolosa e diffusa in tutta la città. Anche qui a Manduria, come per Taranto, troppe persone, sia in auto che in moto, guidano come se fossero su un circuito. “Scappano come pazzi”, per dirla in modo diretto. Un comportamento già di per sé grave, ma che diventa ancora più allarmante se si considera che, con marciapiedi così esigui, i pedoni sono spesso costretti a invadere la carreggiata per poter semplicemente passare. Non sto esagerando: più di una volta ho assistito personalmente a incidenti o a frenate improvvise che, per un soffio, non si sono trasformate in tragedia.

Questa malsana abitudine trasforma ogni passeggiata in un’esperienza stressante. Bisogna avere costantemente mille occhi, guardarsi le spalle, essere pronti a schiacciarsi contro un portone per far passare l’auto o la moto di turno che non ha la minima intenzione di rallentare.

In queste condizioni, Manduria smette di essere una città accogliente e diventa, per i pedoni, un luogo ostile. Non è una questione di civiltà e sicurezza per tutti.

Cosa si può fare?

Lungi da me voler solo criticare. Credo che ogni problema possa vere una soluzione. Ecco qualche idea, semplice e concreta, per mitigare questa situazione:

  1. Valutare con cautela i dissuasori di velocità: Spesso si invoca l’installazione dei classici dossi artificiali. Se da un lato sono indubbiamente efficaci per imporre una riduzione della velocità, dall’altro presentano una controindicazione molto seria. Pensiamo a un’ambulanza in emergenza: non solo sarebbe costretta a rallentare, perdendo secondi preziosi, ma i continui sobbalzi potrebbero essere dannosi, se non pericolosi, per un paziente trasportato, specialmente in caso di traumi dove l’immobilità è fondamentale. Forse una soluzione più equilibrata potrebbero essere gli attraversamenti pedonali rialzati, che hanno un impatto meno brusco sui veicoli ma sono ugualmente efficaci nel moderare la velocità nei punti più sensibili.
  2. Maggiori controlli e sanzioni: La presenza visibile della Polizia Locale, con controlli mirati sia sulla velocità che sull’occupazione abusiva dei marciapiedi, agirebbe da forte deterrente.
  3. Campagne di sensibilizzazione: Promuovere campagne informative sul rispetto dei pedoni e delle regole del codice della strada potrebbe aiutare a creare una coscienza collettiva più forte.

Questo articolo non è un attacco a Manduria, che amo e che ho scelto come mio luogo del cuore. È, al contrario, un atto d’amore. Un invito a riflettere per renderla ancora più bella, sicura e veramente “a misura d’uomo”. Perché un gioiello così prezioso merita di essere vissuto lentamente, a passo d’uomo, godendosi ogni suo angolo, scorcio, senza la paura di essere travolti.

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