Taranto, Ex Ilva e il manifesto del Sindaco che mi ero perso: un’analisi a mente fredda (anzi a ”caldo”🏭)
INDICE
Le riflessioni del sindaco
A volte, nella marea di informazioni digitali, un post significativo può sfuggire. È il mio caso con un intervento del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che lo scorso 17 agosto 2025 aveva pubblicato sulla sua pagina Facebook lo screenshot di un suo articolo sulla testata ”quotidiano di Puglia”. Me l’ero perso (maledetti algoritmi 😅), ma rileggerlo oggi, a distanza di un mese, non ne attenua la portata, anzi, permette un’analisi più lucida.
Quel testo offriva una “visione” per l’ex Ilva, promettendo responsabilità e coraggio. Ma, come sanno bene i tarantini, sulla questione Ilva le parole hanno un peso specifico e una memoria lunga, spesso lastricata di promesse mancate. Analizziamo, punto per punto, le affermazioni di quel post per capire cosa dicevano e, soprattutto, cosa omettevano.
Chiusura o “Fabbrica Pulita”?
La prima, fondamentale domanda che ogni tarantino si pone è: la fabbrica chiuderà? Nella sua lunga ”riflessione”, il sindaco Bitetti non pronunciava mai la parola “chiusura” (e purtroppo è vero, la coerenza a volte non è un bene!). L’obiettivo dichiarato era “consegnare nel più breve tempo possibile ai tarantini una fabbrica che non sia più causa di malattie e devastazioni ambientali”.
Questa era una frase chiave, un capolavoro di ambiguità politica. Non si parlava di fermare la fonte dell’inquinamento, ma di trasformarla. Era la promessa della “decarbonizzazione”, l’ennesimo capitolo di una saga di soluzioni tecniche (dalle coperture dei parchi minerali all’attuazione dell’AIA) che, negli anni, non hanno mai risolto il problema alla radice. La storia di Ilva è una storia di promesse di risanamento mancate. Perché quella volta avrebbe dovuto essere diverso? La “via riformista” citata dal sindaco assomigliava pericolosamente a un percorso già battuto, che mirava a far coesistere produzione e salute, un binomio che a Taranto si è dimostrato tragicamente impossibile.
Il Populismo Rovesciato
Il sindaco affermava di non voler “inseguire i like” e di essere pronto a “scelte impopolari” per il bene della comunità, rifuggendo dal “populismo”. Ma qual era la vera scelta impopolare allora, come oggi, a Taranto?
- È impopolare allinearsi al piano del Governo e dell’azienda, che prevede la continuità produttiva tramite la decarbonizzazione, rassicurando i mercati e la politica nazionale?
- Oppure è impopolare ascoltare le decine di associazioni, comitati, genitori e quei i medici che, dati alla mano, chiedono la chiusura immediata dell’area a caldo, la bonifica e la riconversione economica, scontrandosi frontalmente con gli interessi industriali e governativi?
Il sindaco sembrava definire “populista” la richiesta di salute e vita della sua stessa cittadinanza, etichettandola come un “umore prevalente” da non “accarezzare”. Si potrebbe argomentare che la vera scelta coraggiosa e “impopolare” (almeno per i palazzi romani) sarebbe proprio quella di farsi portavoce di questa istanza, anziché mediare su un futuro ancora incerto.
La Legge, la Vita e i “decreti salva-ilva”
Bitetti parlava di responsabilità, ma ometteva il contesto legale in cui operava. E’ inutile ribadire che, la Costituzione Italiana, all’articolo 32, tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo. All’articolo 41, afferma che l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza e alla dignità umana.
Per decenni, lo Stato ha sistematicamente derogato a questi principi attraverso una serie di decreti legge noti come “decreti Salva-Ilva”. Questi provvedimenti hanno garantito all’azienda immunità e scudi penali, di fatto anteponendo la produzione alla salute e alle sentenze della magistratura. Quando il sindaco parlava di un “percorso concreto e misurabile”, intendeva operare all’interno di questa cornice legale che privilegia l’industria, o intendeva sfidarla in nome dell’articolo 32 della Costituzione? La sua “via riformista” non chiariva questo punto cruciale.
La Memoria del “Presentismo”
Il sindaco criticava il “presentismo”, l’incapacità di guardare al passato e al futuro. Ma è proprio il passato a rendere i tarantini scettici. Un passato fatto non solo di inquinamento atmosferico, ma di una crisi ambientale sistemica.
Ricordiamo lo scandalo del deposito Cemerad di Statte (fonte link), dove per anni sono state stoccate illegalmente scorie radioattive a pochi chilometri dalle case e dalla stessa Ilva. Il titolare fu condannato e, ironia della sorte, morì se non erro proprio di tumore. Questo episodio, come tanti altri, ha cementato nei cittadini una profonda e giustificata sfiducia verso chiunque prometta “controlli” e “verifiche passo dopo passo”.
Quando il sindaco menzionava l’incontro di “ben otto ore” per un “verbale di massima”, un cittadino tarantino non poteva che pensare: “Ancora parole, ancora verbali. E nel frattempo, i dati epidemiologici (come quelli del Progetto SENTIERI (fonte link) dell’Istituto Superiore di Sanità) continuano a parlare di eccessi di mortalità e di malattie infantili”.
Conclusione?
L’intervento del sindaco Bitetti era, a ben vedere, un esercizio di equilibrio politico. Tentava di rassicurare tutti: i cittadini promettendo attenzione, il governo promettendo collaborazione. Ma in una situazione così polarizzata e drammatica, l’equilibrio rischia di essere immobilità.
Le sue parole lasciavano le domande fondamentali senza risposta. La “delega in bianco” che diceva di non aver firmato sembrava piuttosto un “credito in bianco” concesso a un progetto (la decarbonizzazione) i cui tempi, costi e, soprattutto, efficacia sanitaria sono tutti da dimostrare.
L’onere della prova non può più ricadere sui cittadini, a cui viene chiesta “pazienza”. Dopo decenni di veleni, l’onere della prova spetta a chi governa e a chi produce. La vera “visione” per Taranto non può essere l’ennesima versione di una fabbrica che forse, un giorno, inquinerà di meno. La vera visione deve partire da un diritto non negoziabile: il diritto alla vita. E su questo, le parole del sindaco, purtroppo, non offrono ancora alcuna certezza.