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Siamo ancora padroni a casa nostra? Una domanda che Taranto si pone ogni giorno.

Siamo ancora padroni a casa nostra? Una domanda che Taranto si pone ogni giorno.

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Premessa

Prima che qualcuno possa fraintendere o strumentalizzare queste parole, chiariamo subito una cosa: questo titolo non è uno slogan politico, non ha nulla a che vedere con le classiche frasi fatte da una certa destra alla “mandiamoli a casa loro”. No. Qui parlo di noi, cittadini di Taranto. Parlo della sensazione strisciante e ormai quotidiana di non sentirsi più sicuri nemmeno tra le proprie mura.

Parlo dei furti, certo, ma non solo. Parlo di una microcriminalità diffusa che alza il tiro ogni giorno: le “spaccate” ai negozi, i furti nelle attività commerciali che con fatica cercano di andare avanti, e poi il salto di qualità, il più odioso: l’intrusione nelle nostre case. A Taranto è diventata una triste consuetudine leggere notizie di famiglie derubate o imbattersi nei post esasperati di comitati di cittadini, stanchi di questi personaggi che entrano, violano la nostra intimità e rubano tutto.

Questa è la cronaca amara che sto scrivendo, che stiamo vivendo.

Non rubano solo soldi o oro, ma l’anima…

La parte più dolorosa di questa storia non è il valore economico di ciò che viene portato via. È la violenza con cui ci viene strappato il valore affettivo. Ho sentito storie che fanno male al cuore: salvadanai dei bambini svuotati, quei piccoli tesori messi da parte con sacrifici e sogni. Argenteria di famiglia, magari un servizio di posate ereditato dalla nonna, che non ha un prezzo di mercato ma un valore sentimentale incalcolabile. Ricordi di parenti che non ci sono più, trasformati in un freddo bottino.

Quando un ladro entra in casa tua, non ti ruba solo oggetti. Ti ruba la sicurezza, la tranquillità, la sensazione che quel luogo sia il tuo rifugio inviolabile. È una ferita profonda, un’umiliazione che lascia cicatrici di paura e diffidenza.

Come agiscono?

Il modus operandi è studiato. C’è quasi sempre un “palo” che osserva, che studia le nostre abitudini. Ultimamente, mi arrivano notizie preoccupanti da zone come Tre Carrare e Battisti, ma sia chiaro: nessun angolo della città sembra essere immune. E non parliamo di ladruncoli improvvisati. Parliamo di professionisti del crimine che superano porte blindate di ultima generazione.

Quando questi criminali vengono colti in flagrante, scatta la “denuncia a piede libero”. Vengono identificati e lasciati liberi di tornare in strada. Questo sistema non è un deterrente, è un incentivo. E con questo, sia chiaro, la colpa non è delle Forze dell’Ordine. Loro fanno il massimo. Il punto è che sono sotto organico, ma dobbiamo essere onesti: anche con più personale, sarebbe umanamente impossibile presidiare ogni singola via di una città grande e complessa come Taranto. Non si può mettere un agente a ogni angolo.

Ed è proprio per questo che, di fronte a un’emergenza reale, servono misure eccezionali. E sia chiaro, questo non è un appello per creare uno stato di polizia. È la presa di coscienza che la situazione è grave. Tra microcriminalità, furti, aggressioni e sparatorie, noi tarantini lo vediamo ogni giorno: non se ne può più. Per questo ripropongo con forza un’idea: affiancare alle Forze dell’Ordine anche le Forze Armate. L’Esercito, i reparti operativi di vigilanza, devono supportare Polizia e Carabinieri nel controllo del territorio. Una maggiore coesione tra forze dello Stato non è un’utopia, è una necessità.

E ora di fare quadrato

Rassegnarsi non è un’opzione. Se le istituzioni sono lente, dobbiamo essere noi cittadini a diventare veloci e intelligenti. I consigli che seguono non sono solo frutto del buon senso, ma sono accorgimenti validi e concreti. D’altronde, si tratta degli stessi suggerimenti che vengono costantemente diffusi anche dalla Questura e dalle Forze dell’Ordine, a riprova della loro efficacia nel prevenire i furti in abitazione.

1. Prevenzione quotidiana:

  • Variare le abitudini: Evitiamo di essere prevedibili.
  • Blackout sui Social Media: Non annunciate al mondo quando siete in vacanza. È come mettere un cartello “casa libera” sulla porta.
  • Rete di vicinato: Il vicino non è un estraneo, è la nostra prima linea di difesa. Scambiamoci i numeri, segnaliamoci a vicenda movimenti sospetti.

2. La tecnologia al nostro servizio (Privacy vs. Sicurezza)! Dobbiamo fare una scelta: la privacy assoluta nel pianerottolo o la sicurezza? Io scelgo la seconda.

  • Telecamere condominiali smart: Installiamo sistemi di videosorveglianza nelle aree comuni. La nostra privacy inizia dietro la porta di casa.
  • Allarmi connessi e serrature migliori: Valutiamo sistemi moderni e verifichiamo che le nostre serrature siano anti-bumping e anti-shock.

Una proposta

Inizialmente avevo pensato di creare e affiggere un cartello nel mio quartiere. Però, credo sia giusto agire nel modo più corretto e autorevole possibile. Per questo, ho deciso di scrivere una PEC all’Ufficio di Gabinetto della Questura (URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico).

L’obiettivo è chiedere se esistono già materiali ufficiali, come brochure o avvisi della Polizia di Stato, e ricevere consigli su come, da cittadino e blogger, posso contribuire a diffondere queste informazioni nel modo più efficace (scritti o podcast). Sono in attesa di una loro risposta, perché è giusto che siano gli enti preposti, con la loro esperienza decennale, a guidarci per salvaguardare al meglio la cittadinanza.

Comunque sia, nell’attesa, l’idea di cartello che vorrei proporre, e che magari un giorno potrei affiggere nel condominio dove abitano i miei genitori e familiari, è questa:

ATTENZIONE: ZONA SOTTO CONTROLLO DEI RESIDENTI In questo quartiere, gli occhi sono aperti. Ogni movimento sospetto verrà segnalato immediatamente al 112. La nostra sicurezza è il nostro impegno. Collabora anche tu.

Chiamata all’azione

Questo articolo non è solo uno sfogo, è un appello. Condividetelo. Parlatene con i vostri vicini. Creiamo una rete, facciamo sentire la nostra voce. Non possiamo delegare la nostra sicurezza solo a chi non riesce a garantirla (i politici). È ora di dimostrare che Taranto non è terra di conquista. Riprendiamoci le nostre case, i nostri quartieri e, soprattutto, la nostra tranquillità.

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