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Taranto: la voce dei Cittadini interrompe il silenzio del consiglio Comunale

Taranto: la voce dei Cittadini interrompe il silenzio del consiglio Comunale

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La notizia

Ci risiamo. Dopo avervi raccontato oggi quanto emerso sui giornali locali riguardo alla bagarre delle bandiere pro Palestina e Israele (il link dell’articolo precedente è nel primo commento), poco fa ho appreso di un’altra vicenda accaduta durante lo stesso consiglio comunale di Taranto: la seduta è stata sospesa.

Questo, però, non è il solito “incidente di percorso”, ma il sintomo evidente di una frattura profonda e insanabile tra la cittadinanza e le istituzioni che dovrebbero rappresentarla. Quando cittadini e associazioni sono costretti ad alzare la voce fino a interrompere i lavori, significa che ogni altro canale di dialogo è fallito. È l’urlo di una comunità esasperata.

La protesta scaturisce da un’esasperazione che cova da tempo, alimentata da promesse non mantenute, risposte vaghe e la costante, umiliante sensazione di essere ignorati. L’amministrazione comunale (sindaco, assessori e consiglieri) appare incapace di fornire certezze su questioni che sono vitali per la sopravvivenza stessa della città.

I temi sul tavolo sono sempre gli stessi, ferite aperte che non trovano cura. Dalla questione infinita dell’ex Ilva, un dramma ambientale, sanitario ed economico che continua a divorare il futuro di intere generazioni, alla salvaguardia del fiume Tara, un patrimonio naturale lasciato al suo destino. Dalla cronica mancanza di prospettive per l’aeroporto, simbolo di un’occasione di sviluppo mai colta, a un tessuto urbano che si sgretola nell’indifferenza. E molto, molto altro. Ogni punto rappresenta un fallimento, un’attesa delusa.

Viene da chiedersi: cosa si aspettavano gli attuali amministratori al momento della loro candidatura? Hanno ereditato una “patata bollente”, come molti prima di loro, forse sperando in una soluzione miracolosa, in una “bacchetta magica” che non esiste. Ma la politica non è un gioco di prestigio. Governare una città complessa come Taranto richiede una VERA visione, coraggio e, soprattutto, la determinazione di agire, di battere i pugni sui tavoli che contano, di pretendere risposte da un governo centrale (e regionale) troppo spesso distratto.

D’altra parte, bisogna essere onesti e spezzare una lancia: la responsabilità non può essere solo di chi governa. Anche i cittadini, i contestatori occasionali, le associazioni che si prodigano da anni per la città, pur con tutte le ragioni del mondo, devono fare i conti con un problema diffuso. Infatti c’è una differenza enorme tra essere apartitici ed essere diventati apolitici. Quanti, di fronte all’ennesima delusione, si sono rifugiati nel cinico “tanto non voto, è tutto un magna magna”? Questo disinteresse diffuso, questa rassegnazione, ha forse spento sul nascere la speranza di un’alternativa politica vera, di un’occasione di cambiamento che, per mancanza di partecipazione, è sfumata prima ancora di potersi concretizzare. La protesta di oggi è un segnale potente, ma non basta indignarsi a intermittenza.

Ma arrivo al punto: se queste qualità mancano, se l’unica prospettiva è quella di gestire l’ordinario senza affrontare le emergenze, allora l’unica scelta onesta e dignitosa è farsi da parte. Date le dimissioni e lasciate spazio a chi ha la forza e la volontà di lottare.

Taranto è stanca. Stanca di essere un’emergenza perenne, stanca di delegare il proprio futuro a chi non sembra in grado di gestirlo. La protesta in consiglio comunale è un grido di dolore, ma anche un segnale di speranza: la speranza che, prima o poi, qualcuno trovi il coraggio di “tirare fuori gli attributi” e pretendere non più promesse, ma un futuro concreto. È ora che qualcuno si assuma questa responsabilità, o lasci il posto a chi è disposto a farlo.

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