A volte, per capire la vera natura di un’operazione politica, non basta leggere un comunicato, ma bisogna confrontarne due. È quello che è successo con l’iniziativa “Servizio Sociale on the Road” del Comune di Taranto, portata alla mia attenzione da un lettore incredulo di fronte a un post che sembrava urlare “propaganda” da ogni parola. E aveva ragione. La storia ha due versioni, una per i social network e una per i canali ufficiali. Ed è proprio dal loro confronto che emerge un quadro desolante, che svela un tentativo metodico di usare un servizio pubblico per finalità di consenso politico.
La segnalazione
Tutto parte da qui. Non un post generico, ma un contenuto pubblicato direttamente dalla pagina della lista civica “Unire Taranto” e poi, fatto ancora più grave, ricondiviso dall’Assessora ai Servizi Sociali, Sabrina Lincesso, sulla propria pagina. Questo è il messaggio con cui l’operazione è stata presentata alla propria base politica:
🔥 SERVIZIO SOCIALE ON THE ROAD: Oggi siamo a Paolo VI! 🔥 […] L’Assessora […] Dott.ssa Sabrina Lincesso, insieme al suo team, alla consigliera comunale Avv. Patrizia Boccuni ed alle preziose risorse della lista Civica di “Unire Taranto“, è qui per portare i Servizi Sociali direttamente tra la gente. […] Un grazie speciale a tutto il team e al gruppo Unire Taranto per l’impegno! […]
Il messaggio è inequivocabile: l’iniziativa è un’operazione congiunta tra Comune e lista civica (a questo l’ink trovi tutti i nomi di coloro che si candidarono nella lista.). I ringraziamenti, gli hashtag, la menzione delle “preziose risorse” non lasciano spazio a dubbi.
La facciata
Ora, passiamo al comunicato stampa ufficiale, pubblicato l’8 ottobre sul sito del Comune (LINK). Qui, la musica cambia radicalmente. Il testo costruisce una narrazione aulica, quasi poetica, dell’iniziativa. Si parla di “aprire il Servizio Sociale ai quartieri”, di un “momento di ascolto e confronto”, di rendere “l’istituzione più accessibile, empatica e vicina”.
Il comunicato si premura di attribuire la paternità dell’idea a figure istituzionali, sottolineando che è stata “fortemente voluta dal sindaco Piero Bitetti” e che nasce per “dare seguito a quanto promesso in campagna elettorale”. L’assessora Lincesso spiega che l’obiettivo è “cambiare la visione del Servizio Sociale, ma anche quella della politica”.
In questa narrazione ufficiale, accuratamente confezionata, succede una cosa tanto prevedibile quanto grave: ogni singolo riferimento alla lista civica “Unire Taranto” scompare. Le “preziose risorse” menzionate con tanto calore nel post politico vengono completamente cancellate dalla storia. Non esistono. Evaporate.
Analisi personale
Cari lettori, il fatto che esistano due versioni così diverse della stessa storia è la classica ”pistola fumante”. È un elemento che svela una chiara ambiguità strategica, ovvero:
Sui social, dove si parla alla propria cerchia, si rivendica con orgoglio il legame con “Unire Taranto” per capitalizzare il consenso. L’Assessora, condividendo il post, sposa e amplifica questo messaggio.
Sui canali ufficiali, dove bisogna mantenere una parvenza di legalità, si epura il racconto da ogni riferimento di parte, attribuendo l’iniziativa al Sindaco e a una generica “promessa elettorale”.
Questa non è una svista. È una scelta consapevole che dimostra che l’amministrazione sa benissimo di muoversi su un terreno scivoloso e inopportuno. È una violazione sostanziale del principio di imparzialità (se non erro è sempre l’Art. 97 della Costituzione).
Poi, al di là della propaganda, resta il problema più grave. Mentre l’Assessora e “due assistenti sociali” (come precisa il comunicato) sono in strada, piazza o a ”domicilio” per questa operazione di marketing, chi garantisce i servizi essenziali negli uffici comunali? Chi risponde a una segnalazione di violenza, a uno sfratto imminente, a un’emergenza familiare? Questa iniziativa si traduce in una potenziale interruzione di pubblico servizio, mascherata da “prossimità”. È una violazione, a mio avviso, palese del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione.
E se proprio volessimo essere pignoli, ci sarebbe una domanda fondamentale da porre, che va oltre la propaganda e la forma: una volta terminata la gita in stile ”stranamore”, cosa succede delle storie e dei problemi raccolti? Esiste un processo di follow-up tracciabile? I problemi segnalati vengono presi in carico e, una volta risolti, si darà pubblica evidenza del risultato? Oppure, come il sospetto suggerisce, tutto si esaurisce in una stretta di mano e una pacca sulla spalla? Il rischio, concreto, è che questa iniziativa si trasformi nell’ennesimo “Muro del Pianto” a cui affidare lamentele che non avranno mai un esito.
Infine, ma non meno importante, l’idea di “ascoltare” i cittadini in strada o altrove è, nella migliore delle ipotesi, ingenua; nella peggiore, crudele. Perchè? Ve lo spiego in breve in due punti:
PUNTO A: privacy compromessa! Un punto di ascolto pubblico e come raccontare i propri fatti ”in una piazza”, con politici e ”attivisti” intorno (come svela il post social con tanto di foto in stile novella 2000), non è un luogo idoneo per trattare i dati sensibili e le storie personali di cui si occupano i Servizi Sociali. È una violazione delle più basilari norme del Codice Deontologico degli Assistenti Sociali e della dignità delle persone.
PUNTO B: ”fabbrica di illusioni”. Nessuna “soluzione” può essere costruita su un marciapiede. Le procedure sociali richiedono riservatezza, documenti, istruttorie. Illudere un cittadino di poter risolvere qualcosa con una chiacchierata in piazza significa creare false aspettative che si trasformeranno inevitabilmente in frustrazione.
Ah, quasi dimenticavo! A proposito della questione privacy… il post della lista civica menziona con enfasi la presenza delle “preziose risorse della lista Civica di ‘Unire Taranto'”. Questa frase, apparentemente innocua, apre uno scenario inquietante e solleva domande cruciali a cui l’Amministrazione deve rispondere:
Chi sono, esattamente, queste “risorse”? Sono semplici attivisti politici? Sostenitori della maggioranza, vinte nelle scorse elezioni?
Con quale titolo o qualifica sono presenti a un’iniziativa ufficiale dei Servizi Sociali, al fianco di un’Assessora e di assistenti sociali professionisti?
Sono autorizzati a raccogliere o anche solo ascoltare i dati sensibili e le problematiche personali dei cittadini?
La loro presenza non è un dettaglio, ma un elemento che snatura completamente l’iniziativa. Trasforma un presunto servizio pubblico in uno “sportello di partito” a cielo aperto. La linea tra istituzione (il Comune) e fazione politica (la lista civica) viene non solo superata, ma deliberatamente cancellata. Questo non è solo opportunismo politico, ma una pratica che mina la credibilità del servizio pubblico e mette a rischio la riservatezza dei cittadini, che potrebbero trovarsi a confidare i propri problemi a persone senza alcun titolo professionale né obbligo di segreto d’ufficio.
In sintesi?
L’operazione “Servizio Sociale on the Road” non è solo una “cretinata”, come l’ha definita il lettore che me l’ha segnalata. È un’operazione ipotetica studiata per ottenere consenso politico attraverso mezzi pubblici, con l’aggravante di una comunicazione ambigua e contraddittoria.
Si svuotano gli uffici, si compromette la dignità delle persone in difficoltà e si cerca goffamente di nascondere la matrice politica dell’evento. Taranto non ha bisogno di questa politica da “doppio forno”. Ha bisogno di servizi che funzionino davvero, 365 giorni l’anno, negli uffici preposti, e di un’amministrazione che rispetti le regole, la trasparenza e, soprattutto, i suoi cittadini.
NOTA FINALE
Un’ultima nota, che è anche un invito. Qualora questo articolo dovesse arrivare all’attenzione dell’Assessora Sabrina Lincesso, i miei microfoni (il mio blog) sono a sua completa disposizione. Può contattarmi tramite la sezione “Contatti” per una chiacchierata informale o un podcast in cui discutere online, punto per punto, le criticità sollevate. Sarei felice di confrontarmi e, perché no, di ammettere di essermi sbagliato. Però, cari lettori, a giudicare dalle segnalazioni ricevute, non sono l’unico cittadino a nutrire questi dubbi.