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Taranto: mentre si ”litiga” sulle Bandiere, la Città affonda

Taranto: mentre si ”litiga” sulle Bandiere, la Città affonda

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Il caso

Mi è capitato sott’occhio, scorrendo i social in un momento di pausa, questo video di ciò che è successo nel Consiglio Comunale di Taranto. E, francamente, mi sono cadute le braccia. Non per la polemica in sé, ma per la sensazione netta di assistere a un “copione” già scritto, un teatrino studiato a tavolino per buttare tutto in caciara.

Qui il video pubblicato da STUDIO 100 su Facebook

Da una parte, si tocca un tema internazionale sensibilissimo, una ferita aperta come quella del genocidio in Palestina, sapendo che funzionerà da miccia. Dall’altra, qualcuno ci casca con tutte le scarpe e risponde con un gesto altrettanto plateale, sventolando una bandiera. Applausi, urla, indignazione. Missione compiuta.

E qual è la missione? A mio avviso è semplice: distogliere l’attenzione.

Mentre il Consiglio Comunale si infiamma e perde ore preziose a litigare sulla politica estera, c’è una città intera che sta annegando nei suoi problemi reali, quelli che dovrebbero essere l’unica, ossessiva priorità di chi ci amministra. Mentre si discute di bandiere, concentratevi sulla questione Ex-ilva. Delle famiglie e genitori devastati dai morti di tumore. Poi, che ne è della nostra sanità a pezzi e liste d’attesa infinite? E il degrado che divora tutto, dal tessuto socio-culturale a quello urbano, con strade zozze e spazi abbandonati? E il lavoro che non c’è, che costringe i nostri figli e amici ad andarsene? Devo continuare?

E qui entra in gioco il ruolo dei media. I giornali, ovviamente, ci vanno a nozze. I titoli si concentrano solo sulla bagarre, sulle urla, sullo scontro. Ma viene da chiedersi: in quelle stesse ore, si è discusso anche di altro? Magari si è parlato proprio di Ilva, o di qualche altro progetto scellerato per il nostro territorio, ma il rumore dello “spettacolo” ha coperto tutto. Concentrandosi solo sulla rissa, anche l’informazione finisce per fare il gioco della distrazione, lasciando nell’ombra le questioni davvero vitali.

Questi macigni, quindi, restano fermi lì, immobili, mentre la politica si regala l’ennesima rissa ideologica. E a me, a questo punto, sorge un sospetto atroce: che questo caos non sia un incidente, ma una strategia. Che si crei volutamente la tempesta perfetta per non dover parlare di nulla, per far passare il tempo e rimandare le decisioni che contano. Un fumo negli occhi denso e irrespirabile, anzi, respirabile, purtroppo.

Questo mi porta a una riflessione più ampia, che feci già tempo fa in un altro mio articolo: dobbiamo stare attenti a non confondere l’attivismo con l’ossessione. La solidarietà internazionale è un valore, l’orrore per le ingiustizie nel mondo è sacrosanto. Ma quando l’energia dell’attivismo, qui, a casa nostra, viene risucchiata da cause lontane mentre la nostra stessa città / Nazione è in piena emergenza, qualcosa non torna.

In questo caso, l’attivismo più urgente, oggi, a Taranto, è quello per Taranto. Concentriamo le nostre forze, la nostra rabbia e la nostra passione per risolvere i problemi che ci riguardano da vicino, quelli che possiamo e dobbiamo affrontare nell’immediato.

Perché se prima non salviamo casa nostra, non potremo davvero aiutare nessuno. E questo teatrino, dove tutti recitano una parte per non affrontare la realtà, è un lusso che non possiamo più permetterci.

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