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Elezioni Regionali 2025: ”la giostra” delle promesse (e delle telefonate)

Elezioni Regionali 2025: ”la giostra” delle promesse (e delle telefonate)

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Che amarezza!

Dai, diciamocelo con una punta di sarcasmo: ma non sarebbe fantastico vivere in perenne campagna elettorale? Vedere politici sempre presenti, buche nelle strade che spariscono (tra l’altro rattoppate alla ”cazzo mannaggia”), progetti che partono, un’attenzione quasi commovente ai nostri problemi (ambiente, sanità, lavoro, ecc…). Un sogno, vero? Peccato che tutta questa efficienza abbia una data di scadenza, come lo yogurt nel frigo, ovvero, il giorno dopo il voto.

E infatti, cari lettori, la giostra è già partita. Parliamo delle elezioni regionali in Puglia, che si terranno il 23 e 24 novembre 2025 per eleggere il Consiglio regionale e il presidente della Giunta. Ma attenzione, la vera giostra non è partita adesso: è in moto da mesi, ”sotto traccia”. Prima ancora che i giornali ci sbattano in faccia gli spot pubblicitari con la data ufficiale, il solito teatrino, ahimè, è già iniziato. Promesse, candidati che spuntano come funghi e ci spiegano perché “sentono il dovere” di candidarsi. Un copione visto e rivisto.

Sia chiaro, non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Qualche politico che lavora sodo e porta a casa dei risultati c’è. Spesso, però, anche i migliori si scontrano con gli ingranaggi della politica, i veti incrociati e le alleanze che si sciolgono come neve al sole. Insomma, anche se uno/a è bravo/a, da solo fa poca strada.

Ma la cosa che più di tutte fa saltare la mosca al naso è un classico senza tempo! Amarcord, cari cittadini! La telefonata dell’amico o conoscente “ritrovato”. Lo schema è sempre quello. “Ciao, come stai? È un secolo che non ci sentiamo!”, due chiacchiere di circostanza sul lavoro o la famiglia per rompere il ghiaccio e poi, puntuale, arriva la richiesta: “Ah, a proposito… sai che mi sono candidato, conto su di te, eh?”.

E lì, in quell’istante, la domanda che ci facciamo tutti è una sola, anche se per educazione non la diciamo ad alta voce: “E sti cazzi?”. Questo modo di fare, che chiamiamo elegantemente OPPORTUNISMO, è l’esatto contrario della politica seria. Dimostra che, se non hai argomenti validi, l’unica cosa che ti resta è provare a sfruttare i rapporti personali.

Ora, a mio avviso, un politico valido non dovrebbe aver bisogno di mendicare voti con le telefonate. Quello che ha fatto (o non ha fatto) negli anni, la sua coerenza, la sua presenza sul territorio… questo dovrebbe essere il suo curriculum. La fiducia non si chiede ”all’ultimo minuto”, si guadagna sul campo, giorno per giorno.

Ecco perché noi cittadini abbiamo sempre quell’arma micidiale: la memoria. Invece di cascarci davanti al “come stai?” di comodo, facciamoci due domande molto semplici: “Questo tizio, dov’era negli ultimi anni? Cosa ha combinato di concreto? È rimasto coerente o è saltato sul carro del vincitore di turno per pura convenienza?”.

Il voto, signori/e, non è un favore personale da fare a un amico. È una scelta ponderata. È come fare un dannato bilancio… si guardano i fatti, la coerenza, i risultati. Non ci si basa su una semplice ”pacca sulla spalla”.

Quindi, per l’amor del cielo: informiamoci, usiamo la memoria, valutiamo. Forse, un giorno, questa giostra diventerà un confronto serio e non il solito mercato delle promesse che, nella stragrande maggioranza dei casi, non vengono mai portate a termine.

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