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Comune di Taranto: il geniale trucco del “lavoro gratis”. Capitolo secondo…me.

Comune di Taranto: il geniale trucco del “lavoro gratis”. Capitolo secondo…me.

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L’ultima idea del Comune

Aridaje. Ci risiamo con questo ”aggratis”. Questa sera ho letto l’avviso del Comune di Taranto che cerca partner altamente qualificati (organismi di ricerca, aziende ICT) per collaborare ai suoi progetti di innovazione (LINK). La paga? Zero. Come la questione delle dichiarazioni/istanze per l’applicazione dei tributi locali e i CAF (LINK). Infatti, l’avviso specifica anche questa volta, nero su bianco, che la collaborazione è a “titolo completamente gratuito”, senza nemmeno un rimborso spese.

L’obiettivo dichiarato è “promuovere la crescita del tessuto economico locale”.

La cosa è talmente assurda che merita un esempio più calzante. È come se il Comune pubblicasse un avviso dicendo: <<Cerchiamo un’azienda ICT di primo livello per sviluppare gratuitamente da zero il nuovo portale dei servizi al cittadino, completo di app per smartphone, sistema di prenotazione online e integrazione con i pagamenti digitali. Non vi paghiamo, ovviamente, ma la vostra collaborazione servirà a ”promuovere la digitalizzazione del territorio”.>>

Qualunque amministratore di un’azienda informatica sana di mente risponderebbe che un progetto del genere richiede mesi di lavoro da parte di un team di specialisti (programmatori, designer, esperti di sicurezza) e ha un costo di mercato di decine, se non centinaia, di migliaia di euro. E che il modo per stimolare il settore digitale è pagare per le competenze, non chiederle in regalo.

E infatti, a leggere i commenti online sotto la notizia, si capisce che il sentimento comune è proprio questo. Tra le tante reazioni negative, una, nella sua ironia, centra perfettamente il punto. Un cittadino scrive:

È una battuta, ma fino a un certo punto. La domanda, figlia del più semplice buonsenso, è tagliente: come si può chiedere a professionisti, aziende e lavoratori di prestare la propria opera gratuitamente, quando chi lo chiede (la politica) continua giustamente a percepire uno stipendio per il proprio ruolo? L’esempio, si sa, dovrebbe venire dall’alto.

Comunque, per onestà intellettuale, bisogna anche provare a capire le loro ragioni. Ci provo, eh! L’amministrazione potrebbe dire che questa è una normale procedura per farsi aiutare da esperti esterni, dato che le regole per ottenere fondi sono complicate. E che, invece di chiamare direttamente un amico, hanno fatto un bando pubblico proprio per essere trasparenti.

Ma è proprio guardando da vicino questo meccanismo che i dubbi, invece di sparire, diventano certezze. L’ipotesi di un “clientelismo evoluto” non solo regge, ma sembra quasi il manuale di istruzioni.

Il sistema descritto nell’avviso è un meccanismo quasi geniale per aggirare la concorrenza, pur sembrando perfettamente in regola:

Punto 1: Crea un club esclusivo. L’obiettivo non è affidare un progetto, ma creare una “short list” di partner fidati. Le aziende serie, che devono pagare stipendi e fatture, vedono la parola “gratuito” e, logicamente, si tirano indietro. Chi si candida? Chi può permettersi di lavorare gratis perché punta a un guadagno futuro.

Punto 2: Usa un trucco legale. L’avviso si appoggia a una nuova regola sugli appalti pubblici (l’art. 13 del Codice, per i più curiosi) che permette di non fare gare per i contratti gratuiti. Ma la vera perla è la frase dopo, dove si ammette che da questi accordi può arrivare un “guadagno economico, anche indiretto”. Lo scrivono loro. Quindi un guadagno c’è. La domanda è: quale?

Punto 3: Scegli chi vuoi, quando vuoi. Una volta creato l’elenco, l’Amministrazione – parole loro, dall’Art. 5 – sceglierà “di volta in volta, i partner progettuali ritenuti maggiormente idonei”. Niente gara, niente punteggi, nessuna classifica. Solo una scelta basata sulla fiducia, da una lista di “amici” già qualificati.

Ma qual è il vero guadagno, quello “indiretto” che lo stesso avviso prevede? Non certo la gloria. È un investimento precisissimo.

  • Accesso ai soldi veri: L’avviso lo dice chiaramente. Si lavora gratis oggi per partecipare domani ai bandi finanziati con i soldi europei, nazionali e regionali, come quelli del Just Transition Fund. Chi è nella lista non solo lo saprà prima, ma sarà già seduto al tavolo quando si decide come spartire la torta.
  • Scriversi le regole da soli: Collaborando “gratis” a preparare i progetti, il partner scelto può “suggerire” delle condizioni tecniche che, guarda caso, solo lui sa soddisfare. È il modo più pulito per cucirsi addosso un appalto futuro, questa volta pagato profumatamente.
  • Una medaglia da esibire: Essere partner ufficiale del Comune, con tanto di “patrocinio gratuito” (Art. 7), è un bollino di qualità da usare per farsi belli e trovare altri clienti.

Quindi, riassumendo: ti chiedo di lavorare gratis, escludendo di fatto chi vive del proprio lavoro. Ti metto in una lista chiusa da cui sceglierò chi mi pare, quando mi pare. E lo faccio per decidere insieme a te come usare milioni di euro di soldi pubblici.

Non si chiama più clientelismo. Si chiama “partenariato strategico pubblico-privato”.

Un capolavoro di finta trasparenza che lascia con una domanda tanto semplice quanto scomoda: si sta davvero promuovendo l’innovazione per tutti, o si stanno solo scegliendo in anticipo gli amici con cui gestire i fondi di domani?

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