1. Home
  2. POLITICA
  3. Regionali 2025: il ”Manuale di sopravvivenza” per l’elettore (Taranto e Provincia).
Regionali 2025: il ”Manuale di sopravvivenza” per l’elettore (Taranto e Provincia).

Regionali 2025: il ”Manuale di sopravvivenza” per l’elettore (Taranto e Provincia).

0
Lettura stimata: 3 minuti
Ascolta il contenuto

La fiera delle promesse

Non vedo l’ora che questa campagna elettorale finisca. Non se ne può più. Non se ne può più delle solite frasi fatte, delle promesse roboanti che, puntualmente, sappiamo già non verranno mantenute. Assistere a questo spettacolo è diventato uno sport olimpico, una vera e propria gara a chi spara la cazzata più grossa per assicurarsi una poltrona. Che sia per potere, per denaro o per qualche altra oscura ragione, il copione, degno di un film horror, è sempre lo stesso.

La cosa che mi lascia basito è che, nel 2025, con l’informazione che viaggia alla velocità della luce, questi personaggi siano così masochisti. Ogni bugia viene smascherata quasi in tempo reale. Potremmo quasi coniare un neologismo ironico per descrivere questa pratica, definendola Poltronografia, ovvero la rappresentazione oscena di promesse irrealizzabili al solo scopo di conquistare il potere e godere, con la piena consapevolezza di essere smentiti un minuto dopo.

Poi, per carità, c’è anche chi vorrebbe fare qualcosa di concreto per il territorio. Persone appassionate che credono davvero in un ideale. Il problema? Si scontrano con un muro di gomma fatto di compromessi di partito, logiche interne, per non parlare dello schifo che emerge da inchieste e scandali. Persone indagate, trasformismi, un degrado morale che soffoca ogni buona intenzione.

Il risultato è uno sfacelo a cielo aperto. E come scrivevo in un vecchio articolo, la conseguenza finale è inevitabile. La gente si stancherà. Chi avrà la possibilità, farà le valigie e se ne andrà non solo da Taranto e Provincia, ma dall’Italia (come gia avviene). Sarà costretto ad abbandonare la propria terra perché esausto da una gestione politica scellerata che tocca ogni singolo aspetto della nostra vita, dall’ambito sociale a quello ambientale, da quello finanziario a quello sanitario.

Il problema, come sempre, parte dalla testa. E se la testa non ragiona, è inutile sperare che il corpo si muova in modo sensato.

Votare o astenersi?

Nonostante la nausea, io andrò a votare. Perché il voto è un diritto e un dovere sacro. E, francamente, anche per potermi lamentare con cognizione di causa. Se non voti, che ti lamenti a fare?

Però con questo non biasimo chi si astiene, ma faccio una distinzione netta. Capisco e rispetto l’astensionismo come scelta politica ponderata, come segnale di protesta consapevole. Non giustifico, invece, chi non va a votare per pura pigrizia, perché “gli rompe le palle” fermarsi dieci minuti al seggio. È proprio a causa di questo menefreghismo che finiamo per consegnare il nostro futuro nelle mani del “gaglioffo di turno”, o peggio ancora, di gente totalmente inadeguata solo per far numero. Trovare un politico sinceramente appassionato al bene comune è diventato più raro di un quadrifoglio.

Manuale di sopravvivenza per elettori

E allora, a chi ancora resiste, a chi non si arrende all’idea che siano tutti uguali e crede che una persona giusta possa fare la differenza, come si fa a scegliere? Nella mia umile esperienza, provo a mettere in fila qualche consiglio, un piccolo manuale di sopravvivenza.

a) Prima di tutto, la coerenza. Controllate quanti partiti ha cambiato il candidato nella sua carriera. Se ha saltato da uno schieramento all’altro come un acrobata, probabilmente la sua unica ideologia è la poltrona. Diffidate dei saltimbanchi della politica.

b) Poi, guardate cosa hanno fatto, non cosa promettono di fare. Se erano già in politica, quali battaglie hanno portato avanti? Cosa hanno votato? Hanno mai presentato un’interrogazione su un problema reale del nostro territorio o si sono limitati a comunicati stampa o tagliare nastri? Il loro passato è l’unica cosa concreta che avete per giudicarli.

c) Un altro indicatore è il legame con il territorio. Il candidato vive qui o si palesa solo sotto elezioni? Conosce i nomi delle strade, i problemi dei quartieri, le difficoltà delle imprese locali? Chi non vive i problemi sulla propria pelle, difficilmente avrà la spinta per risolverli.

d) Ascoltate come parlano. Usano un linguaggio vago, il classico “politichese” fatto di slogan vuoti come “metteremo al centro i cittadini” o “un futuro migliore per i nostri figli”? Oppure parlano di progetti specifici, con dati, scadenze e coperture finanziarie? Chi è vago, spesso non ha la minima idea di cosa fare.

e) Infine, un consiglio quasi impensabile, fate caso a ciò di cui non parlano. Quali sono gli argomenti tabù che evitano accuratamente? Il silenzio su temi scomodi, come specifici disastri ambientali o connessioni imbarazzanti, è spesso più eloquente di mille discorsi.

La scelta resta un’impresa titanica, quasi un lavoro sporco. Ma è l’unico strumento che abbiamo per tentare di affidarci a qualcuno di potenzialmente meno dannoso e, si spera, più utile.

Ora non ci resta che aspettare gli esiti. Staremo a vedere. Buone elezioni, e buona fortuna a tutti noi.

⬇️CONDIVIDILO SU⬇️