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Manduria, la voragine che ”inghiotte” le priorità: più pericolosa una buca o una ZTL?

Manduria, la voragine che ”inghiotte” le priorità: più pericolosa una buca o una ZTL?

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Ebbene sì, a quanto pare il mio articolo e alcune lamentele da parte dei cittadini, non è passato inosservato. A meno di una settimana dalla pubblicazione, la voragine è stata… “sistemata”. Domenica mattina (30/11), il solito camioncino degli operai si è presentato. Nessun grande cantiere, nessuna macchina per la stesura dell’asfalto a caldo. Solo un operaio e il classico sacco di bitume a freddo. Ah, per chi non lo sapesse, il bitume a freddo è una specie di “pronto soccorso” per le strade. È un composto che non ha bisogno di essere riscaldato e viene semplicemente versato nella buca e compattato. È una soluzione rapida, economica e, soprattutto, temporanea. È il classico cerotto su una ferita che andrebbe suturata. E il risultato, purtroppo, è esattamente quello che ci si aspetta da un cerotto messo male.

Il lavoro è stato eseguito con la consueta, desolante approssimazione. Alla ”pene di segugio”. Il rattoppo non è a livello con il manto stradale: è già visibilmente “sprofondato”, creando un avvallamento (con collinnetta al centro” che è quasi più insidioso della buca stessa. È una trappola diversa, ma pur sempre una trappola. La cosa più preoccupante, però, è quello che accadrà tra pochi giorni. La mia non è una previsione da mago, ma semplice fisica. Se poi ci aggiungiamo la prima pioggia, l’acqua si infiltrerà nelle micro-fessure tra i due materiali, accelerando il processo di disfacimento. Risultato? La buca non solo si riaprirà, ma sarà più larga e più profonda di prima. È un ciclo vizioso che conosciamo bene.

Questo episodio non è un caso isolato, ma il sintomo di una malattia cronica: la totale assenza di una programmazione seria per la manutenzione stradale. Le nostre strade non hanno bisogno di cerotti, ma di essere rifatte da zero, con criteri moderni. E non parliamo solo di buche. Parliamo di pendenze da pista da sci in pieno centro, che ad ogni acquazzone trasformano le strade in fiumi in piena. Non è un’esagerazione: ci sono punti di Manduria in cui i cittadini, per uscire di casa dopo un temporale, dovrebbero quasi parcheggiare un canotto al posto dell’auto. Quindi, il cerchio si chiude. Hanno tappato la buca, ma hanno solo nascosto i sassi sotto un tappeto di bitume scadente, sprecando soldi pubblici per un lavoro che dovrà essere rifatto tra un mese. La vera voragine, a Manduria, non è nell’asfalto. È nella visione, nella cura e nel rispetto per i cittadini. E quella, purtroppo, non si tappa con un sacco di bitume a freddo.

La riflessione

Ieri sera, alle 21 circa. Camminavo su una delle vie principali che portano al cuore della città di Manduria, una strada che ogni giorno viene percorsa da tutti: auto, scooter, famiglie, lavoratori. La luce fioca dei lampioni illuminava appena il cammino, quando mi sono trovato di fronte a questo.

Non è una semplice crepa. È una voragine. Una delle tante (tra l’altro a due passi dalla polizia locale). Una ferita aperta e profonda nell’asfalto (più di 5 cm), piena di sassi e detriti, pronta a diventare una trappola invisibile nell’oscurità. Una buca del genere, di notte o con la pioggia, non è un semplice disagio. È un pericolo concreto. È la potenziale causa di una gomma squarciata per un’auto, di una caduta rovinosa per uno scooterista, o peggio, di una caviglia rotta per un pedone che torna a casa.

E la cosa bella è che, questa non è una stradina sperduta di campagna. È una delle arterie vitali di Manduria, un passaggio obbligato per chiunque voglia accedere al meraviglioso centro storico.

La cosa che lascia davvero l’amaro in bocca, però, è l’assordante silenzio su problemi reali come questo, mentre il dibattito pubblico si infiamma su tutt’altro. Da settimane (ma anche in passato) sentiamo politici e commentatori di ventura lamentarsi della Zona a Traffico Limitato (ZTL), descrivendola come la rovina dei commercianti e un danno irreparabile per l’economia cittadina.

Viene spontaneo chiedersi: ma queste persone, camminano per le nostre stesse strade? O forse la loro prospettiva della città è limitata al comodo abitacolo delle loro auto, troppo alti e veloci per notare le insidie che noi cittadini “normali” dobbiamo schivare ogni giorno?

È un paradosso surreale. Si vuole combattere una battaglia ideologica contro una misura, la ZTL, pensata per rendere il centro più vivibile e sicuro, mentre si ignora il degrado fisico che rende le strade d’accesso a quel centro oggettivamente pericolose.

Ora, di grazia, cosa danneggia di più un’attività commerciale? Una ZTL che incentiva le passeggiate e la fruizione lenta, sicura e senza smog del centro, come accade in centinaia di città turistiche di successo in tutto il mondo? Oppure una strada dissestata che scoraggia le persone a uscire di casa la sera, che causa danni ai veicoli dei potenziali clienti e che trasmette un’immagine di abbandono e incuria?

La politica non può essere solo una questione di numeri, fatturati e slogan gridati. Se così fosse, si perderebbe di vista il suo scopo primario: il benessere dei cittadini. E la “normalità” per un cittadino non è solo poter parcheggiare sotto un negozio. La normalità è poter camminare, guidare, vivere la propria città senza la paura di inciampare in una trappola d’asfalto.

Questa buca non è solo un pezzo di strada mancante. È il simbolo di priorità invertite. È la dimostrazione plastica che, mentre alcuni si perdono in polemiche astratte, la realtà concreta e pericolosa viene semplicemente ignorata.

Forse, prima di decidere le sorti del traffico nel salotto buono della città, sarebbe il caso di garantire che le strade per arrivarci siano, quantomeno, sicure e percorribili. Forse è ora che chi ci amministra scenda dall’auto, inizi a guardare dove mette i piedi e si occupi dei problemi che i cittadini vedono, e sentono, ogni singolo giorno. Sotto le suole delle loro scarpe.

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