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Manduria e lo “Tsunami Sammarco”: la mia analisi personale.

Manduria e lo “Tsunami Sammarco”: la mia analisi personale.

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Introduzione

Vorrei iniziare questo articolo chiarendo che conosco Domenico Sammarco come persona e come professionista. Non ho nulla da dire in merito alla sua ”integrità” personale o alle sue capacità professionali. Però, sul piano politico, non posso ignorare il suo recente cambio di schieramento da una lista civica di allora a quelle più ”blasonate” negli utlimi anni, un passaggio che, a mio avviso, merita una riflessione critica. La mia opinione si basa non solo sui numeri, ma anche sull’importanza della coerenza in politica, che credo sia fondamentale per mantenere la fiducia degli elettori.

La notizia

”Manduria, lo tsunami Sammarco riscrive gli equilibri nel centrodestra e asfalta Pecoraro”. Così inizia l’articolo di Nazareno Dinoi su una testata locale (La voce di Manduria), che descrive un risultato elettorale che, a prima vista, sembra clamoroso. Domenico Sammarco, esponente della Coalizione Civica manduriana, candidato indipendente (?) nella lista di Forza Italia, ha ottenuto 1482 preferenze, superando nettamente il candidato sostenuto dal partito, Massimiliano Di Cuia, fermo a soli 396 voti. Un distacco che, secondo l’articolo, ridimensiona le strategie locali del centrodestra e lo proietta tra i protagonisti della prossima fase politica cittadina.

Ma è davvero uno tsunami? O è solo una narrazione costruita su numeri che, se analizzati più a fondo, raccontano una storia ben diversa?

Il “Ma” della questione

La retorica del “trionfo” di Sammarco non tiene conto di un elemento cruciale: il contesto. Prima di questa tornata elettorale, Sammarco era un candidato civico con un forte seguito, capace di raccogliere nel 2020 più di 4511 voti come sindaco (prima del ballotaggio), sfiorando la vittoria (6555 dopo). Oggi, con 1482 voti, la sua affermazione si riduce a un risultato che, seppur significativo, è ben lontano dai numeri precedenti.

La discrepanza

Domenico Sammarco ha fatto un salto mortale politico, passando da una lista civica al PD, per poi approdare a Forza Italia. Questo cambio di casacca non è passato inosservato agli elettori, che evidentemente hanno ”punito” con la matita questa incoerenza. La perdita di oltre 3000 voti è un segnale chiaro: la sua base elettorale si è affievolita.

È colpa dell’astensionismo? Forse. Ma in minima parte. Ma la verità più scomoda, quella che nel comunicato non troverete mai, è che la coerenza paga, l’incoerenza si paga. Gli elettori di centrosinistra che lo avevano votato come sindaco non lo hanno seguito a destra. E gli elettori di destra, probabilmente, hanno preferito gli “originali” alle copie arrivate all’ultimo minuto. Non si tratta di astensionismo dovuto a belle giornate di mare, dove i cittadini vanno nel nostro amato mare di Manduria (che, se continua così, sarà ancora per poco), ma è proprio che la gente è stanca dei cambi di casacca e dei salti della quaglia.

Il “Politichese”

Quando Sammarco scrive “La politica non finisce in un’elezione”, ha ragione. Ma la credibilità rischia di finire con essa. Definire questo risultato un “punto di partenza” richiede una dose di ottimismo che sfiora la negazione della realtà. Il vero segnale d’allerta è che il sostegno popolare è diminuito drasticamente, e questo non può essere ignorato. Infatti Manduria ha detto chiaramente che non basta cambiare simbolo per conservare i voti. La gente vota le persone, è vero, ma vota anche la coerenza delle idee.

Conclusione

Il comunicato di Sammarco è scritto bene, ma è vuoto di autocritica. Manca l’unica frase che avrebbe davvero fatto onore alla sua storia: Ho provato a cambiare tutto, e forse non mi avete capito, o forse ho sbagliato io. Invece, si continua a sorridere mentre la nave imbarca acqua. E io, purtroppo, vedo solo un risultato: meno tremila e passa.

P.S.

Ah, ovviamente so già cosa diranno i difensori d’ufficio ”da tastiera”: Non puoi paragonare le Comunali alle Regionali!. È la classica scusa per non guardare in faccia la realtà. È vero, sono competizioni diverse. Ma c’è un limite alla fisiologia. Se perdi il 10% o il 20% dei consensi, è colpa del sistema elettorale. Ma se perdi più del 60% dei tuoi voti (2 elettori su 3 sono spariti!), non è colpa della scheda elettorale. È colpa del fatto che hai chiesto a gente che votava a sinistra di seguirti a destra. È come se un vegetariano aprisse una braceria e si lamentasse che i vecchi clienti non vengono più a mangiare. Non è cambiata la fame, è cambiato il menu. E Manduria, a questo giro, ha deciso di non sedersi a tavola.

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