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Sanità a Taranto: mentre la Procura indaga sul CUP, c’è una luce sulla buona sanità.

Sanità a Taranto: mentre la Procura indaga sul CUP, c’è una luce sulla buona sanità.

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La notizia

Cari lettori, la notizia di oggi, riportata dal Corriere del Mezzogiorno e ripresa da Telenorba, sull’inchiesta della Procura di Taranto che coinvolge il Centro Unico di Prenotazione (CUP) è una di quelle che lascia basiti, ma non del tutto sorpresi. Più che un semplice caso di cronaca o di potenziale malasanità, è un vero e proprio schiaffo morale a ogni cittadino che, con pazienza e rispetto delle regole, attende il proprio turno per accedere a un diritto fondamentale: quello alla salute.

Leggere di prenotazioni cancellate e ricreate nel cuore della notte fa sorgere un’immagine inquietante. Da un lato, c’è il cittadino comune: l’anziano che attende mesi per una visita cardiologica, la giovane coppia che spera in un esame diagnostico, il padre di famiglia che aspetta una risonanza magnetica con ansia. Persone che si affidano al Servizio Sanitario con fiducia, accettando tempi spesso lunghissimi. Dall’altro lato, emerge l’ombra di un sistema parallelo, un “mercato” occulto dove le regole vengono aggirate. L’ipotesi che qualcuno, utilizzando credenziali di servizio, possa scavalcare la fila per favorire amici, parenti o, peggio ancora, in cambio di denaro, è semplicemente SCHIFOSA. Trasforma un diritto universale in un privilegio per pochi “eletti” o per chi è disposto a entrare in questo gioco sporco.

Di fronte a un quadro così desolante, il primo pensiero non può che essere un plauso, un encomio plateale, al Direttore Generale dell’ASL, Dott. Gregorio Colacicco. È stato lui, infatti, a volere la commissione ispettiva che ha scoperchiato il vaso di Pandora. Non conosco personalmente il Dott. Colacicco, ma il suo agire dimostra coraggio e un profondo senso delle istituzioni. Avviare un’indagine interna di tale portata significa voler fare pulizia in casa propria, un atto non scontato che merita il massimo rispetto e sostegno da parte di tutta la comunità.

L’esperienza personale

E parlo, come sempre, con cognizione di causa. Solo poche settimane fa ho vissuto sulla mia pelle (e lo raccontai facendomi portavoce soprattutto dei cittadini più fragili come disabili, anziani soli o semplici lavoratori, dato che io, fortunatamente, ho le “spalle larghe”) il cortocircuito informativo e organizzativo tra le sedi di Manduria e Taranto: tempi incerti, canali non funzionanti (telefoni e email), rimbalzi.

Quello che conta, però, è il segnale arrivato dopo. Infatti, in seguito alla pubblicazione della lettera aperta sul mio blog, all’invio di due PEC all’URP e anche grazie alla visibilità data da RTMnews e dal servizio di Alessandra Martellotti (Telenorba), il Dr. Vito Giovannetti (Direzione Generale ASL Taranto) mi contattò. Mi ascoltò per quasi cinquanta minuti e prese in carico la segnalazione con grande serietà. Successivamente, il Dr. Perrone (Distretto di Manduria) risolse “celermente” la mia richiesta di informazioni e poi la pratica (costringendomi comunque ad andare di persona, e non al telefono, dopo dieci giorni bruciandomi un giorno di ferie) nonostante i disservizi interni (telefoni muti, email non più valide e assenze ingiustificate in sede).

Il metodo De Caro

E qui il pensiero va alle dichiarazioni rilasciate a gennaio dal nuovo Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, in merito alla ”sperimentazione” dell’abbattimento delle liste d’attesa. In quell’occasione, si asserì che circa il 40% delle richieste fosse “non necessario”, scaricando di fatto la responsabilità sui medici di base. Una cretinata colossale, passatemi il termine. In primis, perché è un palese tentativo di “scaricabile”. In secondo luogo, perché un politico non può e non deve arrogarsi il diritto di definire “non necessaria” una richiesta di controllo o prevenzione. Anche una “sciocchezza”, come la definirebbe qualcuno, è parte di un percorso di cura la cui appropriatezza può essere valutata solo da un medico, non da un burocrate o da un amministratore. L’inchiesta sul CUP di Taranto, oggi, ci suggerisce che forse il problema non erano le richieste “inutili” dei cittadini, ma un sistema marcio capace di manipolare la domanda e l’offerta di salute.

FATE LUCE!

Auspichiamo quindi che l’indagine della Procura faccia piena luce su questa vicenda e che chi ha sbagliato, se le accuse saranno confermate, paghi un prezzo altissimo. Perché ripeto, giocare con le liste d’attesa non è un semplice illecito amministrativo: è un tradimento della fiducia dei cittadini, un atto disumano che specula sulla salute e sulla disperazione delle persone più fragili, costringendole a rivolgersi al privato, all’amico dell’amico o, peggio, a rinunciare alle cure.

Riflessione e consigli

Infine, una riflessione mista a un consiglio: forse è arrivato il momento di ripensare radicalmente il modello stesso del CUP. Se un sistema centralizzato si rivela così vulnerabile a manipolazioni e inefficienze, perché non considerare un cambio di paradigma? Si potrebbe esplorare una collaborazione strutturata (remunerata) con enti privati e del terzo settore già capillarmente presenti sul territorio, come CAF e Patronati. Molti di loro già offrono supporto ai cittadini per le pratiche online. Formalizzare e incentivare questo ruolo potrebbe decentralizzare e semplificare l’accesso alle prenotazioni, creando una rete di prossimità che alleggerirebbe la pressione sugli uffici ASL e offrirebbe un servizio più umano, accessibile ed equo. Io stesso, nel mio piccolo, aiuto chi è in difficoltà per queste prenotazioni online nel mio ufficio e fuori orario.

La sanità pubblica è il pilastro della nostra società. L’indagine del Dott. Colacicco è il primo, fondamentale passo per difenderla. Ora tocca alla magistratura fare il suo corso, ma spetta alla politica e all’amministrazione trarne le dovute conseguenze, non con soluzioni tampone o scaricando colpe, ma con riforme coraggiose che mettano al centro, una volta per tutte, il diritto alla salute del cittadino.

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