Taranto, ladro in fuga preso dai Carabinieri: ma per la legge è ancora “presunto innocente”. Perché?
INDICE
I fatti in breve
Leggevo ieri di un ragazzo di 25 anni, tarantino, che ha deciso di “fare la spesa” gratis di notte. Ha forzato la saracinesca di un negozio con arnesi da scasso ed è entrato per rubare. Qualcuno però ha chiamato il 112 (vedi che la cittadinanza attiva funziona? Hanno chiamato subito, invece di perdere tempo a fare la foto per i social! 😏). I Carabinieri della Sezione Radiomobile sono arrivati in un lampo. Il risultato? Il “genio” ha provato a scappare a piedi, ne è nato un inseguimento, ma alla fine è stato bloccato. Aveva ancora addosso gli arnesi del mestiere. [Fonte: Buonasera24]
Eppure, alla fine di articoli come questo, compare sempre quella frase che ci fa incazz… pardon… saltare i nervi:
“Il giovane è stato posto agli arresti domiciliari… nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.”
L’assurdità
Scommetto che lo avete pensato almeno una volta nella vita: ”Ma ci stanno prendendo in giro?”. Parliamoci chiaro: lo hanno beccato a forzare la serranda, ha visto la gazzella ed è scappato a gambe levate (e chi ha la coscienza pulita non scappa!), lo hanno inseguito e preso con gli arnesi in mano. E dopo tutto questo, dobbiamo ancora leggere che ”forse” non è stato lui?
Sembra assurdo, lo so. Ma oggi voglio spiegarvi perché siamo costretti a sorbirci questa frase. Non è un capriccio dei giornalisti, ma un obbligo di legge ben preciso.
La Legge
Tutto nasce dal Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 188, che ha recepito una DIRETTIVA (UE) 2016/343. Questa norma vieta alle autorità (Polizia, Carabinieri ecc…) di indicare una persona come colpevole nei comunicati stampa finché non c’è una sentenza definitiva di un giudice.

Se i Carabinieri scrivessero “Abbiamo preso il ladro colpevole”, il processo potrebbe essere annullato o loro potrebbero passare dei guai. Devono scrivere “Abbiamo arrestato un indiziato”.
La Logica
La legge, purtroppo, deve tutelare tutti, anche nei casi assurdi. Ad esempio, immaginate questa scena: vedete uno che forza una serranda di notte. Pensate subito: “È un ladro!”. Ma c’è una possibilità su un milione che sia il proprietario del negozio, ubriaco perso 😅, che ha perso le chiavi e sta cercando di entrare nel suo locale in modo maldestro.
Quindi, se domani il giornale sbattesse il mostro in prima pagina scrivendo ”PRESO IL CRIMINALE”, e poi si scoprisse che era solo il proprietario del negozio, magari un po’ brillo, che aveva perso le chiavi e cercava di rientrare. Di sicuro sarebbe rovinato per sempre, ingiustamente.
Ecco, la ”presunzione di innocenza” serve proprio a fare da paracadute. In pratica la legge ci dice: ”Ok, sembra un ladro, si comporta come un ladro, ma prima di condannarlo aspettiamo che un giudice controlli che non sia solo un disperato che ha perso le chiavi di casa”. Ora, cari lettori, lo so… vi scapperà un sorriso per l’esempio assurdo, ma è proprio per tutelare quell’unico caso su un milione che esiste questa regola.
La riflessione
Fin qui la teoria è bella. Ma la pratica a Taranto e provincia (ma è in tutta Italia) è diversa. Qui parliamo di gente che spesso è recidiva. Se uno lo fa di mestiere, se scappa, se ha il piede di porco in mano, la situazione è chiara.
E qui mi chiedo: perché nascondere tutto? La legge sulla privacy e il Codice di Procedura Penale (Art. 114) vietano di mostrare le facce degli arrestati in manette per non umiliarli prima del processo. Giusto. Ma se abbiamo di fronte un delinquente abituale, uno che entra nei negozi armato, non sarebbe un diritto della comunità sapere chi è? Sapere che “Tizio” è pericoloso non aiuterebbe a proteggerci?
Invece ci ritroviamo con i domiciliari (perché il processo non c’è ancora stato) e con quella frase burocratica. È frustrante vedere che chi lavora onestamente deve sperare nella giustizia, mentre chi scappa con la refurtiva viene trattato con i guanti di velluto fino all’ultimo timbro del giudice.
Il ”Cittadino sveglio”
Visto che in questa storia la segnalazione è stata decisiva, ecco 3 regole d’oro per la “Cittadinanza Attiva” (quella vera):
- Prima il 112, e poi…eventualmente i Social! Se vedete qualcosa, chiamate subito. I like su Facebook non arrestano i ladri.
- Occhi aperti, bocca chiusa! Non urlate e non fatevi notare. Più dettagli date all’operatore (vestiti, auto, direzione di fuga), più aiutate le forze dell’ordine.
- Infine, ma non meno importante: non fate gli eroi! Il vostro compito è segnalare, non intervenire. Lasciate fare agli esperti, la vostra sicurezza viene prima di tutto.
Voi cosa ne pensate? Davanti all’evidenza della fuga e dello scasso, ha ancora senso parlare di “presunzione”?