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“Diritto alla Salute”: quando curarsi in Puglia diventa un lusso e una corsa a ostacoli.

“Diritto alla Salute”: quando curarsi in Puglia diventa un lusso e una corsa a ostacoli.

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Il racconto

Cari lettori, cittadini, la Costituzione Italiana, all’articolo 32, tutela la salute come “fondamentale diritto dell’individuo”. Ma cosa succede quando questo diritto si scontra con la realtà dei portali di prenotazione sanitaria? Succede che, ancora una volta, curarsi diventa un lusso per pochi, o un viaggio della speranza per molti. Oggi vi racconto una storia emblematica, che purtroppo rappresenta la quotidianità di tantissimi cittadini pugliesi.

Il Caso

Immaginate un cittadino lavoratore, già riconosciuto come soggetto fragile dallo Stato. Parliamo di una persona con esenzione C03 (che, per chi non lo sapesse, il Ministero della Salute assegna agli invalidi civili con percentuale dal 67% al 99%).

A seguito di malesseri seri, il cittadino si reca al Pronto Soccorso (evito di menzionare l’ospedale). Qui viene sottoposto a una Angio TAC, che fortunatamente dà esito negativo. Tutto risolto? Assolutamente no. I medici, infatti, ipotizzano che si sia trattato di un TIA (Attacco Ischemico Transitorio) o ”semplice STRESS”. Ma lasciando perdere lo stress, cos’è realmente un TIA? Immaginatelo come un “blackout” temporaneo del cervello: un grumo di sangue blocca per poco tempo l’ossigeno, causando sintomi simili a un ictus, ma poi la situazione sembra tornare alla normalità. Il problema è che il TIA è un campanello d’allarme fortissimo, un preavviso che un ictus vero e proprio potrebbe arrivare da un momento all’altro. La TAC, per quanto utile, spesso non riesce a vedere questi danni microscopici o super recenti. Per questo serve la Risonanza Magnetica, che è come una lente d’ingrandimento molto più potente. E cosa fanno in ospedale? Invece di trattenerlo e fargli la Risonanza d’urgenza in struttura per scongiurare il pericolo, lo rimandano a casa dicendogli di prenotarla per conto suo. Il perché non sia stato fatto subito è un’altra triste storia di malasanità che meriterebbe un capitolo a parte.

A quel punto, il neurologo di fiducia, giustamente allarmato dal referto del Pronto Soccorso, fa prescrivere al suo medico curante una Risonanza Magnetica (RM) del cervello e del tronco encefalico. Sulla ricetta elettronica viene apposta una lettera fondamentale: la Priorità “B” (Breve).

Cosa fa il cittadino? Accede al portale regionale per prenotare. Inserisce il numero di ricetta e il sistema risponde con un laconico: “Attenzione: Al momento non ci sono appuntamenti disponibili per le prestazioni ricercate”. Il vuoto totale nella propria ASL. L’unica, primissima disponibilità che il sistema riesce a scovare allargando la ricerca è a Racale il giorno successivo, in provincia di Lecce (dopodiché tutte tra un mese nell’intera regione).

Il vumero verde

A questo punto, il cittadino non si arrende e decide di chiamare il Numero Verde per le prenotazioni dell’ASL di Taranto (0997786444). Il risultato? Esattamente quasi 30 minuti di attesa in vivavoce, ascoltando la musichetta di rito, prima che qualcuno risponda.

Quando finalmente la linea si apre, la risposta arriva da un’operatrice estremamente garbata ed empatica. Il cittadino si scusa per il tono magari esasperato, precisando di aver capito benissimo che la colpa di quell’attesa infinita non è di chi sta al telefono, ma del sistema che smista le chiamate e della carenza di personale.

L’operatrice controlla i terminali interni e arriva l’amara conferma: anche dai loro portali non risulta alcun posto disponibile su Taranto e provincia. Zero assoluto. Cosa fa allora l’operatrice? Prende in carico la richiesta e la inserisce in una lista d’attesa (la cosiddetta “lista di galleggiamento”), specificando l’urgenza della prestazione, nella speranza che si liberi un posto. Con grande professionalità e gentilezza, lascia al cittadino un numero di riferimento della pratica, dandogli un consiglio d’oro: “Se entro i 10 giorni previsti dalla ricetta non le diamo risposta, scriva all’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) per far valere i suoi diritti“.

L’assurdo

Ora, cari amici, facciamo due conti in tasca per questo “costo occulto” della Sanità Italiana. Se il posto non si libera, l’unica alternativa immediata per questo cittadino rimane Racale (LECCE). E attenzione al dettaglio assurdo: se si rifiuta Racale per cercare altre disponibilità, il sistema propone appuntamenti che slittano direttamente al mese successivo, calpestando in pieno l’urgenza dei 10 giorni prescritti dal medico. Accettando quindi l’unica opzione di Racale per non aspettare un mese con un sospetto danno cerebrale, la matematica ci aiuta a capire il disagio reale. Il paziente, ricordiamolo, risiede a Taranto.

Primo, la distanza: da Taranto a Racale ci sono circa 109 km. Andata e ritorno significano quasi 220 km di strada.

Secondo, il tempo: parliamo di circa 1 ora e 45 minuti a tratta. In totale, 3 ore e mezza chiusi in auto, a cui va aggiunto il tempo dell’esame. Praticamente un’intera giornata di lavoro persa (e non tutti possono permettersi ferie o permessi non retribuiti).

Terzo, i costi: un’auto media consuma circa 15 litri di carburante per percorrere 220 km. Con i prezzi attuali, significa sborsare quasi 40 euro solo di viaggio.

Cosa dice la Legge?

Qui viene il bello, perché il sistema non solo è inefficiente, ma sta violando precise normative nazionali. Ecco le leggi nero su bianco.

Il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA): questo accordo Stato-Regioni (PDF pag. 123) stabilisce i tempi massimi per le prestazioni. La Priorità B (Breve) significa, per legge, che la prestazione deve essere erogata entro 10 giorni. Non un giorno di più.

Il Decreto Legislativo n. 124 del 29 aprile 1998 (Articolo 3, comma 13): questa è la legge che tutti dovrebbero conoscere. Il decreto stabilisce chiaramente che, se l’ASL non è in grado di garantire la prestazione entro i tempi massimi previsti dalla ricetta (i famosi 10 giorni), il cittadino ha il diritto di pretendere che la prestazione venga fornita in regime di libera professione (intramoenia) pagando solo il ticket (che per un esente C03 è pari a zero!).

Conclusione?

Di fronte a questo scenario, sorge spontanea una riflessione. Se le leggi ci sono e parlano chiaro, perché il cittadino viene lasciato solo a combattere contro un portale/sistema che non dà disponibilità e costretto a sperare in una lista d’attesa telefonica?

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