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Taranto, negozi trasformati in garage: la proposta (im)possibile per il Borgo

Taranto, negozi trasformati in garage: la proposta (im)possibile per il Borgo

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Screenshot tratto dal profilo Facebook pubblico del Consigliere Massimiliano Stellato (post del 27 febbraio).

La notizia

Cari lettori, sabato mattina (28 febbraio) un attento lettore di questo blog mi ha girato su WhatsApp un post Facebook e un articolo di un giornale locale. Insieme ai link, mi ha scritto un messaggio tanto spontaneo quanto diretto: “Pier, ma veramente fanno??”. Innanzitutto, ci tengo a ringraziarlo pubblicamente per avermi inviato questa segnalazione.

L’argomento, infatti, è di quelli che fanno sempre discutere: l’eterno problema dei parcheggi nel Borgo Umbertino a Taranto (e non solo!).

In parole povere, per provare a risolverlo, i consiglieri comunali Massimiliano Stellato e Rosario Ungaro hanno lanciato una proposta (mozione) che, onestamente, mi ha fatto un attimo “sorridere”: trasformare i locali commerciali sfitti al piano terra in autorimesse private. Ora… diciamocelo chiaramente: a una prima occhiata, magari a chi cerca una soluzione rapida e non si ferma troppo a riflettere, l’idea può sembrare quasi “buona”. Sulla carta (la loro) sembra perfetta: togliamo le auto che girano a vuoto (il famoso traffico “parassita”) e, allo stesso tempo, ridiamo vita a quelle vetrine impolverate che oggi portano solo degrado e tristezza.

Gli ostacoli

Allora partiamo subito che il primo scoglio è pratico. Qui il cittadino mi chiedeva: ma si può trasformare un negozio in un garage così, con un semplice timbro? Cercando su internet e chiedendo a colleghi e professionisti del settore, confermo che secondo il Testo Unico dell’Edilizia (il D.P.R. 380/2001 – Art. 23-ter) per trasformare un locale commerciale (che al Catasto è classificato come C/1) in un’autorimessa (categoria catastale C/6) serve un vero e proprio “mutamento d’uso” con permessi e verifiche specifiche. Parlare di “semplificazione burocratica”, però, come si legge nella mozione, mi sembra un po’ ottimistico. Questo perché il Comune non può in alcun modo scavalcare le norme nazionali.

Ma la burocrazia è il problema minore. Il vero ostacolo è strutturale, regolato dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 17 gennaio 2018). La legge parla chiaro: il pavimento di un negozio è progettato per reggere circa un tot di kg al metro quadro, mentre quello di un garage deve sopportare carichi molto più pesanti e concentrati (Allegato “Carichi variabili” paragrafo 3.1.4 che – Tabella 3.1.I.).

E qui poi c’è un dettaglio pratico e strutturale da non sottovalutare: se non erro, i pavimenti dei palazzi del Borgo, costruiti tra fine ‘800 e inizio ‘900, sono stati calcolati per reggere il peso di persone e scaffalature, non di automobili in movimento (salvo eventuali eccezioni). Inoltre, molti di questi locali, probabilmente, non poggiano direttamente sulla terra piena, ma nascondono scantinati, depositi o intercapedini vuote per isolare dall’umidità. Prima di farci entrare un’auto, la legge (le Norme Tecniche per le Costruzioni) impone di verificare la tenuta del solaio. Se sotto c’è il vuoto, il pavimento va rinforzato pesantemente con lavori strutturali costosissimi, altrimenti si rischia letteralmente di sprofondare! Oltre al peso, c’è poi da gestire il problema dei gas di scarico tossici e delle auto elettriche, che a causa delle batterie pesano molto di più e, in caso di incendio, sono difficilissime da spegnere.

E qui poi mi sono posto il problema della sicurezza. ”E se un’auto prende fuoco sotto casa mia?”. Anche qui, mi sono informato e ho trovato le norme antincendio (come il D.M. 15 maggio 2020 – allegato – V6 per le autorimesse).

In sintesi, per mettere delle auto in un locale chiuso servono sistemi di ventilazione adeguati (naturali e non) per evitare l’accumulo di monossido di carbonio e pareti resistenti al fuoco per proteggere gli inquilini che abitano ai piani superiori. Non basta certo tirare su una serranda!

Inoltre, c’è il problema dell’accesso. Come ci entra l’auto nel negozio? Serve una rampa sul marciapiede, e spulciando anche il Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992 – articolo 22) si capisce che serve un’autorizzazione per il passo carrabile, che deve rispettare regole rigide per non intralciare i pedoni (D.P.R. 495/1992 – art 46). Senza contare che molte strade del Borgo sono strette o a senso unico: per entrare con un’auto in un ‘‘ex-negozio” (spesso privo di spazio di manovra interno) l’automobilista sarebbe costretto a fare più manovre in mezzo alla strada, bloccando il traffico e creando ingorghi proprio dove si voleva fluidificare la circolazione.

A questo punto la domanda sorge spontanea: chi pagherebbe per questi lavori strutturali enormi? È difficile che un privato investa decine di migliaia di euro per affittare poi due, tre, dieci posti auto. Anche la promessa di sgravi fiscali su IMU o TARI mi sembra una goccia nel mare… il risparmio di poche centinaia di euro l’anno non coprirà mai le spese per adeguare i locali (rampe, areazione, porte tagliafuoco).

Il paradosso

C’è poi un problema di visione. Leggendo un po’ di articoli su come funzionano le città moderne, ho scoperto un concetto che si chiama “Domanda Indotta“. In parole povere, studi internazionali dimostrano che se aumenti i parcheggi in centro, non riduci il traffico, ma lo attiri! Se l’automobilista sa che ci sono più posti, prenderà l’auto invece del bus. Il risultato? Le strade si intasano di nuovo in breve tempo.

E infatti, andando a guardare le direttive europee o le linee guida del Ministero (come il Decreto del 4 agosto 2017 – allegato 1 – sul Piano urbano della mobilità sostenibile), si scopre che vanno tutte nella direzione opposta: disincentivare l’auto in centro a favore di pedoni, bici e bus. Quindi, cari lettori, a mio avviso creare garage diffusi nel Borgo significherebbe invitare più auto nel cuore della città, aumentando smog e caos.

La morte del commercio

Infine, c’è l’impatto sociale. Un locale che diventa garage è un negozio perso (magari non per sempre, ma per molto tempo). Trasformare le vetrine in serrande di box auto significa spegnere le luci sulla strada, riducendo la sicurezza percepita e la vitalità del quartiere. Invece di incentivare il ritorno di artigiani o piccole attività, si rischia di trasformare il piano terra (magari anche palazzi storici) in un enorme dormitorio per automobili, con il conseguente disagio per i residenti e non.

Conclusione

Pur partendo da un problema reale, la soluzione proposta rischia di essere una risposta vecchia a un problema moderno, che forse sottovaluta la complessità delle leggi e di come si vive davvero in una città.

Invece di trasformare i negozi storici in garage, il mio consiglio a chi ci amministra è di far funzionare davvero le alternative. Prendiamo il Park & Ride (i parcheggi di scambio)… a Taranto esiste già, è vero, ma spesso fatica a decollare. Perché? Un po’ per la nostra “pigrizia” cronica di voler arrivare con l’auto fin dentro la vetrina del negozio, ma soprattutto perché oggi le navette rimangono bloccate nello stesso identico traffico delle auto private!

E qui arriviamo a un altro vero paradosso di questa proposta politica: il progetto della BRT (Bus Rapid Transit). Taranto sta portando avanti questo enorme progetto per realizzare linee di autobus elettrici veloci che, dati del progetto alla mano [LINK], avranno decine di chilometri di corsie riservate e priorità ai semafori. L’obiettivo della BRT (finanziata proprio per la mobilità sostenibile) è esattamente quello di svuotare il centro dalle auto private, offrendo un mezzo pubblico che “salta” le code. Che senso ha, quindi, investire per disincentivare l’uso dell’auto in centro con la BRT e, contemporaneamente, proporre di creare nuovi garage privati nei negozi del Borgo per attirare altre macchine? È un controsenso logico e urbanistico totale!

Prima di pensare a soluzioni fantasiose, ripartiamo dalle basi del trasporto pubblico: la manutenzione e la sicurezza. Molte strade di Taranto sono un colabrodo. Le buche non solo distruggono gli autobus, ma creano disagi fisici enormi ai passeggeri, specialmente ad anziani e persone con disabilità. Se il viaggio è una tortura, i cittadini saranno sempre disincentivati a lasciare l’auto a casa. A questo si aggiunge il dovere di tutelare i nostri autisti: non è tollerabile leggere di conducenti minacciati, insultati o persino aggrediti fisicamente solo perché chiedono a qualche facinoroso di pagare il biglietto o di rispettare le regole. Servono controlli e sicurezza a bordo.

Ovviamente, questa è la mia analisi basata sulle norme attuali e sul buon senso. Se pensate che mi sia sfuggito qualcosa, se credete che abbia scritto qualche inesattezza tecnica o, ancora meglio, se avete idee diverse per salvare i locali del nostro Borgo, scrivetemi via mail o whatsapp [QUI] o commentate su Substack [QUI]. Il confronto aperto è l’unico modo per far crescere davvero Taranto.

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