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TikTok e la “comicità” dei vigliacchi: quando uno scherzo non fa (più) ridere

TikTok e la “comicità” dei vigliacchi: quando uno scherzo non fa (più) ridere

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I contenuti (vuoti)

Tutto è iniziato per caso, come spesso accade quando si naviga sui social. Uno dei miei lettori mi ha inviato un link su un fantomatico “nuovo reddito di cittadinanza da 14 milioni di euro al mese” (cifra ironica, ovviamente, ma a volte la realtà non è così distante), chiedendomi se fosse vero. La mia prima reazione, lo ammetto, è stata la solita battuta che faccio in questi casi: “Daje, quasi quasi mi licenzio e la richiedo pure io!”. E, ovviamente, si trattava della solita bufala acchiappa-click o, al massimo, di una mezza verità. Una di quelle notizie che girano da anni, spesso proposte e cavalcate da politici per consensi e poi, dagli influencer che non sanno distinguere la destra dalla sinistra. A volte penso che per iscriversi ai social dovrebbe servire un patentino.

Ma è stato proprio mentre smontavo questa fake news che l’algoritmo di TikTok ha deciso di mostrarmi qualcosa di diverso. Qualcosa che, a differenza del finto bonus, mi ha fatto rimanere basito.

Lo “scherzo”

Il video, spacciato per contenuto comico, mostra un uomo sulla cinquantina, pelato, che si aggira in luoghi pubblici come le file al supermercato. La sua “gag” consiste nell’avvicinarsi di soppiatto a persone che gli danno le spalle, abbassarsi e dare un colpetto secco con la mano sulle dita dei piedi, per poi girarsi e far finta di niente. A volte il colpo è così forte che se ne sente distintamente il rumore.

La vittima di turno si volta, confusa e infastidita, senza capire cosa sia successo. E questo, a quanto pare, dovrebbe far ridere.

Ma la cosa che mi ha lasciato senza parole è che questo “comico” non si fa scrupoli. Lo fa con chiunque: uomini, donne e (cosa che trovo aberrante) anche con persone anziane. Un gesto vigliacco, che non ha nulla di divertente ma è solo una fastidiosa e gratuita provocazione.

Il coraggio…del prepotente

Analizzando la scena, emerge un quadro desolante. Questo personaggio non è un comico audace, ma un bullo che sceglie con cura le sue vittime. Non lo vedrete mai fare un gesto simile a un tipo palesemente robusto o a uno di quelli che, a pelle, capisci che è meglio lasciar perdere, magari con la faccia di chi si è fatto anni di galera. E il motivo è semplice: non è stupido. Sa benissimo che, come ha scritto qualcuno nei commenti, “prima o poi becchi quello sbagliato”.

La cronaca, purtroppo, è piena di tragedie nate per futili motivi; figuriamoci per uno scherzo del genere, che è una palese mancanza di rispetto. Rischiare una coltellata o peggio per un video? No, lui non corre questo rischio. E così, la sua scelta ricade sempre sulla persona tranquilla, la signora che fa la spesa, l’anziano che cammina a fatica. Colpisce dove sa di poterlo fare impunemente. È la classica prepotenza del debole, che si maschera da scherzo per giustificare la propria viltà.

Cosa dice la legge?

C’è un altro dettaglio che rende il tutto ancora più grave e squallido: le riprese sono fatte di nascosto. Alla fine del video non c’è nessuna rivelazione, nessuna richiesta di scusa alla vittima, e men che meno una liberatoria firmata per l’utilizzo delle immagini.

Ora, mettiamo subito le cose in chiaro: non sono un avvocato. Sono diplomato in ragioneria e, al di là del pezzo di carta, credo fermamente che non serva una laurea per avere buon senso e informarsi per bene. Quindi, vi invito a prendere con le pinze i seguenti riferimenti, soprattutto per l’aspetto penale. Quello civile, come la violazione del diritto all’immagine, è già molto più intuitivo.

Detto questo, forse il nostro “creativo” non lo sa, ma quello che fa non è solo di cattivo gusto: è illegale. In Italia, filmare e pubblicare l’immagine di una persona senza il suo esplicito consenso costituisce una violazione della privacy e del diritto all’immagine (Art. 10 del Codice Civile e normativa GDPR).

Ma non finisce qui. Il gesto in sé può configurare il reato di molestia o disturbo alle persone (Art. 660 del Codice Penale), punito per chiunque, per petulanza o altro biasimevole motivo, rechi disturbo in luogo pubblico. Per non parlare del rischio che la situazione sfoci in una rissa se un parente della vittima, con i nervi a fior di pelle, dovesse assistere alla scena.

In sintesi: il nostro personaggio, per qualche like, rischia la ”pelle” o una causa civile per danni d’immagine e una denuncia penale. Una cretinata colossale, enfatizzata dall’assoluta mancanza di consapevolezza delle conseguenze.

E se capitasse a una persona cara?

Mentre guardavo quelle scene, il mio pensiero è andato subito ai miei affetti. A mia madre, a mio padre, a mia figlia. Se vedessi qualcuno fare una cosa del genere a uno di loro, la mia reazione non sarebbe certo quella pacata e confusa delle vittime nel video. E il colmo è che, quando nei commenti qualcuno gli fa notare, con buonsenso, che “non fa ridere” e che “prima o poi troverai quello sbagliato”, è lui stesso a rispondere con minacce da tastiera del tipo “ti faccio mangiare con la pastina”. Un atteggiamento che svela la sua totale incapacità di accettare una critica.

Uno dei tanti commenti squallidi e violenti

Questo non è umorismo. È una violazione dello spazio personale, una mancanza di rispetto totale che si nasconde dietro la scusa del “prank”.

Nessuna visibilità

A questo punto, molti potrebbero chiedermi il link del video o il nome del canale di questo tizio. La mia risposta è e sarà sempre no. Come dico sempre, una cattiva pubblicità è pur sempre pubblicità, e non ho alcuna intenzione di regalare visualizzazioni a questo individuo, specialmente da parte di quei pochi deficienti che potrebbero trovarci qualcosa da ridere.

Perciò, non chiedetemi la fonte. Non voglio né incitare all’odio né alimentare una caccia all’uomo, perché significherebbe fare il suo stesso gioco. Se vi dovesse capitare un contenuto del genere, sappiate che siamo di fronte a una bassezza culturale che non avevo mai visto prima.

Nella maggior parte dei “prank”, anche in quelli più discutibili, alla fine c’è una rivelazione: si vede chi chiede scusa, la vittima che a volte sta al gioco o che, se si infuria, chiede di non essere pubblicata (e, in caso, viene pixelata e la sua voce camuffata). Qui non c’è nulla di tutto ciò. C’è solo un’aggressione vigliacca e la sua diffusione illegale. Mostrare quel video sarebbe dargli una vittoria.

Conclusione

Siamo arrivati al punto in cui, per una manciata di like, si è disposti a umiliare e mancare di rispetto al prossimo, scegliendo deliberatamente i bersagli più fragili. Ma Sono io che ho perso il senso dell’umorismo o siamo davvero di fronte a un degrado dei contenuti che spaccia la prepotenza per comicità?

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