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Manduria: Via San Giovanni Bosco e i rattoppi a ‘’macchia di leopardo’’ (foto &

Manduria: Via San Giovanni Bosco e i rattoppi a ‘’macchia di leopardo’’ (foto &

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Introduzione

A volte le storie, o in questo caso le segnalazioni, nascono per puro caso. Ieri sera mi trovavo a Manduria, esattamente in Via San Giovanni Bosco, a chiacchierare con un amico. Come spesso accade la sera, il discorso è caduto sulla mia ‘’veste’’ di blogger, dove quando posso porto alla luce anche situazioni di degrado e disservizi.

Bene, proprio mentre spiegavo che le strade tra Taranto e Manduria sono dei veri “colabrodo”, un cittadino che si trovava a passare ha sentito la conversazione e, indicando l’asfalto davanti a noi, è intervenuto: «Guarda, ce l’hai proprio davanti agli occhi un caso di strada schifosa».

In sua presenza, ho scattato subito delle foto e mi sono preso l’impegno di scrivere un pezzo per denunciare la situazione. La sera stessa, appena rientrato in studio, avevo già iniziato a bozzare l’articolo. Poi, stamattina, l’impensabile. Ho forse portato (s)fortuna? Questo perché, lo stesso cittadino, a cui avevo lasciato il contatto del mio blog per eventuali future segnalazioni, mi ha ricontattato inviandomi foto e video freschi di giornata: stavano “riparando” la via, quella via, proprio oggi venerdì 17 ottobre 2025. E il modo in cui lo stavano facendo è la cronaca di un disservizio annunciato.

Il contesto

Prima di proseguire, è bene ricordare perché una strada in queste condizioni non è solo “brutta da vedere”. È un pericolo costante. Oltre al danno economico quasi certo per gli automobilisti (pneumatici, cerchioni, sospensioni), il rischio più grande è per chi si muove su due ruote. Per un motociclista o un ciclista, una buca improvvisa può significare la perdita di controllo del mezzo, con conseguenze potenzialmente tragiche.

Non vanno dimenticati i pedoni, in particolare gli anziani e le persone con disabilità, per i quali una superficie simile è un ostacolo insormontabile. In una città come Manduria, affascinante ma già strutturalmente poco accessibile per via del suo impianto antico, un asfalto che è più un percorso a ostacoli che una superficie sicura non è solo un disagio, ma una vera e propria barriera architettonica aggiuntiva. Infine, le stesse auto sono costrette a manovre brusche per evitare le voragini, aumentando il rischio di incidenti.

Il fatto

Le immagini e i video che ho ricevuto documentano il risultato di un intervento di “riparazione” appena concluso: un rattoppo eseguito con la tecnica che potremmo definire “a macchia di leopardo” (anche se, concedetemelo, la definizione ”a pene di segugio” che mi è venuta in mente renderebbe meglio l’idea).

Va detto che l’intera via è in condizioni pessime, un susseguirsi di buche piccole, medie e grandi che meriterebbe un rifacimento completo da zero, non certo questo tipo di interventi isolati, sbrigativi e, come vedremo, dannosi.

L’operazione, inoltre, presenta delle assurdità fin dal principio. È stata eseguita in un periodo umido e piovoso, ma soprattutto con le auto dei residenti ancora parcheggiate. Nessun avviso da parte del Comune per chiedere di spostare i veicoli; una grave mancanza di pianificazione, considerando che si doveva intervenire su buche che, con la pioggia, si trasformano in veri e propri laghetti pericolosi per cose e persone.

Da questa pessima gestione sono derivate una serie di conseguenze dirette, una più grave dell’altra.

Auto parcheggiate

Il culmine è stato raggiunto quando, durante le operazioni svolte con le auto dei residenti regolarmente parcheggiate, uno degli operai ha versato del materiale bituminoso a diretto contatto con lo pneumatico di un veicolo in sosta.

Piccola nota importante per chiarire la natura di questo materiale. Con ogni probabilità si tratta del cosiddetto conglomerato bituminoso “a freddo”. A differenza dell’asfalto “a caldo”, che viene steso ad alte temperature per creare un manto stradale omogeneo e duraturo, quello a freddo è una miscela pronta all’uso pensata per riparazioni di emergenza, veloci e quasi sempre temporanee. La sua resa e la sua aderenza sono notevolmente inferiori, motivo per cui è considerato una soluzione tampone e non un intervento risolutivo.

Ora, dopo questa più che doverosa precisazione, la scena, così come descritta dal cittadino, è emblematica. Osservando gli operai al lavoro (presumibilmente di una ditta appaltatrice), si è reso conto del loro dilemma: arrivati davanti alle auto parcheggiate, gli stessi addetti si sono chiesti, senza parole, come avrebbero dovuto procedere. Il testimone ha assistito a un rapido dialogo non verbale: un operatore ha indicato i veicoli, come per chiedere al collega cosa fare. La risposta è stata una semplice alzata di spalle, un gesto che comunicava un messaggio inequivocabile: “Facciamolo lo stesso”. Questa risposta gestuale, che scarica la responsabilità, tratta l’accaduto con una superficialità che non tiene conto delle reali implicazioni tecniche. Quello che viene liquidato come un inevitabile effetto collaterale del lavoro è, in realtà, un’azione che può causare un danno concreto e un rischio per la sicurezza del veicolo.

La ‘’pezza’’ è peggio del buco

Inoltre, come si vede chiaramente da questa altra foto, il problema non è solo il danno alla proprietà privata, ma la creazione di un nuovo pericolo. Il materiale bituminoso crea dei rialzi, delle specie di “dossi” artificiali che superano la linea della strada. Invece di risolvere un problema, se ne è creato un altro. Un dosso improvviso e non segnalato è tanto pericoloso quanto una buca, specialmente per ciclisti e motociclisti.

Terzo problema: la logica

Infine, a questo si aggiunge un dettaglio surreale: la logica dell’intervento. Gli operai hanno iniziato a rattoppare un tratto della via, si sono interrotti lasciando una lunga sezione centrale piena di buche completamente intatta, per poi riprendere a tappare qualche voragine solo verso la fine della strada. Qual è il senso di un’operazione del genere? Materiale finito? O una pianificazione dei lavori semplicemente incomprensibile, che lascia la strada un cantiere disomogeneo e interrotto?

Conclusione e appello

La risposta dell’operaio è la chiave di tutto. Se le direttive impartite dall’alto sono quelle di operare in fretta, con metodi sbrigativi e senza curarsi dei beni dei cittadini, allora è evidente che il problema è a monte, in chi commissiona e supervisiona i lavori.

Per questa ragione, non mi limiterò a questo articolo. Contestualmente alla pubblicazione, provvederò a inviare una segnalazione formale tramite PEC all’Amministrazione Comunale di Manduria, all’Ufficio Lavori Pubblici e al Comando di Polizia Locale, per documentare ufficialmente l’accaduto e chiedere conto delle modalità operative.

L’appello finale, quindi, è un invito alla responsabilità. Non è accettabile che i soldi pubblici vengano spesi per interventi che, oltre a essere esteticamente pessimi e di dubbia durata, creano pericoli per la sicurezza e causano un danno diretto ai cittadini. Il rispetto per la comunità si misura anche da queste cose, e la cura delle strade è uno dei biglietti da visita più importanti di una città.

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