Furti a Taranto: cronaca di una città che sta perdendo la pazienza (e la fiducia).
INDICE
Introduzione
Ormai aprire il giornale o scorrere i social a Taranto è diventato un bollettino di guerra: un giorno sì e l’altro pure, si parla di furti. L’ultimo episodio, quello della vetrina spaccata in Via Di Palma, in pieno centro, è emblematico. Hanno rotto e portato via la merce esposta.
Questo, cari lettori, ci dice una cosa chiara: non esistono più “isole felici”. Non è una questione di quartieri periferici o zone a rischio. Se uno vuole rubare, va dove c’è ancora un po’ di ”ricchezza”, dove la gente il giorno si riversa (quando può) per lo shopping. Ma il segnale è terribile: agiscono quasi sempre indisturbati.
Di fronte a questo, abbiamo sentito il Sindaco, qualche giorno fa, chiedere più presenza dello Stato. Giusto. Ma serve andare oltre le parole di circostanza.
Analisi oggettiva
Prima di tutto, sgombriamo il campo da un equivoco: la colpa non è delle Forze dell’Ordine. Non serve un genio per capire che Polizia e Carabinieri fanno quello che possono, ma sono drammaticamente sotto organico. Non si può pretendere che ci sia un agente per ogni isolato o a ogni angolo di strada: è matematicamente impossibile.
Tra l’altro, tempo fa, ebbi modo di interfacciarmi direttamente con la Questura (Ufficio Relazioni con il Pubblico). Mi passarono del materiale molto utile su come prevenire furti in casa e nei negozi (vi lascio qui il link al mio vecchio articolo con i loro suggerimenti: [LINK]. Bene, parlando con loro, capii che la volontà c’è sempre. La competenza… pure. Quello che mancano sono le risorse. R I S O R S E !
Cosa serve davvero?
Non servono appelli generici, serve un intervento strutturale e spietato su tre fronti. In primis, lo Stato deve pagare meglio chi rischia la vita per i cittadini e, soprattutto, deve aumentare gli uomini in divisa. Non possiamo avere volanti contate sulle dita di una mano. Poi, a questo punto, non vedo alternative. Servono le forze armate! Servono squadre specializzate (esercito o Aeronautica Militare) che vengano qui al Sud non per fare le belle statuine, ma per vigilare e/o stanare casa per casa questi elementi (coadiuvati ovviamente sempre con le forze dell’ordine).
Infine, basta con questo cazzo di “a piede libero”, ma riforma della Giustizia e certezza della pena. Questo è il punto cruciale. A che serve che la Polizia li arresti se il giorno dopo sono a piede libero? Per chi non lo sapesse, “piede libero” significa sostanzialmente impunità: vieni denunciato, ma in attesa del processo (che arriverà chissà quando) torni tranquillamente a farti i fatti tuoi. A delinquere. È una presa in giro per le vittime e per gli agenti.
Ora, una ”proposta” semplice per mitigare questa situazione è abbastanza scontata:
- Primo reato? Ti mando ai lavori socialmente utili. Vai a pulire le strade, vai a sistemare il verde pubblico. Restituisci alla comunità quello che hai tolto.
- Sei recidivo? Hai sbagliato di nuovo? Allora il gioco finisce. 3 anni di carcere, subito. E attenzione: parlo di cella, non di arresti domiciliari.
- Continui a delinquere? La pena aumenta esponenzialmente. Più reati commetti, più anni stai dentro.
Basta con i domiciliari o ”pene sospese”. Chi ruba ripetutamente deve stare in galera, punto. Se non c’è la paura della pena, non ci sarà mai la fine dei furti.
Sfatiamo un mito
Poi, c’è un aspetto culturale che mi fa incazzare. Smettiamola con la favola del “poverino che ruba per mangiare”. Oggi, tra ammortizzatori sociali e Assegno di Inclusione, nessuno muore di fame. Chi sceglie la via del crimine lo fa perché vuole la via semplice. Non hanno voglia di fare nulla.
Viviamo in una società distorta, specialmente qui al Sud, dove l’onesto cittadino che lavora, paga le tasse e fa fatica a permettersi una vacanza o un semplie sfizio, deve guardare questi delinquenti che girano con vestiti firmati, auto costose e 40.000 vizi, senza aver mai lavorato un giorno. È un insulto a chi si sveglia la mattina per guadagnarsi il pane onestamente.
E a qualche benpensante che magari ora storcerà il naso dicendo “eh vabbè, è solo invidia”, rispondo subito con: posate il fiasco (o la Raffo ”croccante”).
Risparmiateci questa retorica spicciola. L’invidia (quella sana) si prova verso chi ha talento, verso chi costruisce, verso chi ha successo grazie al merito. Qui non c’è nulla da invidiare, c’è solo da schifarsi. Non confondiamo la richiesta di giustizia con l’invidia. Noi non vogliamo i loro soldi sporchi, vogliamo che la legge funzioni. Se vedere un parassita che vive nel lusso alle spalle della comunità vi sembra “furbizia” da ammirare e non un cancro sociale da estirpare, allora avete un problema di valori ancora più grave del furto stesso. Siete moralmente complici!
Il rischio
E qui arrivo alla nota dolente. La misura è colma. Quando i cittadini vedono che lo Stato è assente e che i delinquenti la fanno franca, la frustrazione si trasforma in rabbia cieca. Non mi stupirei se, beccando un ladro in flagrante, la gente iniziasse a reagire in modo violento.
Non è un augurio, è una constatazione: i cittadini si sono rotto le palle. Se le istituzioni non intervengono subito con il pugno di ferro, il rischio è che la giustizia se la faccia la gente per strada. E quando un popolo arriva a pensare che il “linciaggio” sia l’unica difesa rimasta, significa che lo Stato ha fallito su tutta la linea.
Intervenite ora, prima che sia troppo tardi.