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Assegno di Inclusione e condanne penali in famiglia: si perde tutto?

Assegno di Inclusione e condanne penali in famiglia: si perde tutto?

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La domanda

Cari lettori, oggi voglio condividere con voi la risposta a una domanda molto interessante che mi è arrivata da una lettrice e follower su TikTok. La sua situazione è questa: la sua famiglia ha richiesto l’Assegno di Inclusione (ADI) tramite un CAF, ma la domanda è stata respinta dall’INPS. Il motivo? Il padre ha avuto una condanna penale in passato. La lettrice mi chiedeva se fosse tutto perduto o se il CAF avesse sbagliato qualcosa.

Come sapete, gestisco questo blog e i miei canali social in modo del tutto gratuito per informarvi e aiutarvi a districarvi nella burocrazia. Parlo di queste pratiche con cognizione di causa perché studio e conosco bene la materia. Tuttavia, ho dei limiti precisi: non posso (e non voglio) scendere nei dettagli specifici delle vostre situazioni personali. Questo per una questione di rispetto della Legge sulla Privacy (GDPR) e per la vostra sicurezza. Anzi, vi do un consiglio d’oro e spassionato… non inviate MAI i vostri dati personali, l’ISEE o i vostri documenti a nessuno su internet. Nemmeno a chi vi sembra super affidabile solo perché ha migliaia di “visualizzazioni” o follower! Per le pratiche vere e proprie, andate sempre di persona negli uffici preposti o rivolgetevi direttamente al vostro Patronato o CAF di fiducia.

E a questo proposito, vi metto in guardia da un altra figura purtroppo molto diffusa: evitate come la peste i cosiddetti “galoppini”. Chi sono? Sono quegli intermediari non autorizzati che raccolgono le vostre pratiche (magari nel retrobottega di un negozio, al bar o uffici improvvisati privati) ma non le inviano materialmente ai sistemi dell’INPS, limitandosi a fare da “passacarte” e a portarle fisicamente a un CAF di loro conoscenza. Perché sono pericolosi e come funziona questo sistema? Ve lo spiego in modo molto semplice. Immaginate il classico gioco del “telefono senza fili”: se voi spiegate a questo intermediario una situazione delicata, come una condanna penale in famiglia, lui dovrà poi ricordarsi di riferirla all’operatore del CAF. Molto spesso queste informazioni si perdono per strada, il CAF compila la domanda omettendo dati fondamentali e l’INPS blocca tutto. E sapete chi ci rimette i soldi e rischia denunce penali per dichiarazioni false? Voi che avete firmato, non il “galoppino”, che per la legge non esiste! A questo si aggiunge un enorme rischio per la vostra sicurezza. La Legge europea sulla Privacy (il famoso GDPR, Regolamento UE 2016/679) impone che i vostri dati sensibili e l’ISEE siano maneggiati solo da personale autorizzato e tenuto al segreto professionale. Consegnare la foto dei vostri documenti a un intermediario non ufficiale significa far girare i vostri dati su telefoni privati o chat, esponendovi al rischio di furti d’identità o truffe. Insomma, metteteci sempre la faccia e parlate direttamente con chi digita la vostra pratica al computer!

Di chi è la colpa?

Ma torniamo a noi. Nel caso della nostra amica, la domanda è stata inviata senza dichiarare la condanna del padre. I sistemi dell’INPS, incrociando i dati, se ne sono accorti e hanno respinto tutto perché la dichiarazione risultava falsa o incompleta. Ma di chi è la colpa di questa omissione?

Per onestà intellettuale, dobbiamo dire che le responsabilità possono essere divise:

  • A volte, può essere un errore del CAF… L’operatore potrebbe non aver fatto le domande giuste o aver compilato frettolosamente la pratica senza spuntare le caselle corrette.
  • Molto spesso, invece, è un errore del cittadino…cioè, capita di frequente che chi si rivolge al CAF o il patronato non dichiari i problemi legali di un familiare. A volte lo si fa in totale buona fede e innocenza (pensando: “Ma sì, ha scontato la pena qualche anno fa, ormai è acqua passata”), altre volte, purtroppo, lo si fa volutamente per nascondere il fatto e sperare di prendere l’assegno pieno.

Ma vediamo ora cosa dice la legge per risolvere la situazione.

La Legge

Chi fa la domanda deve avere la fedina penale pulita! La legge parla chiaro: l’Articolo 2, lettera ”d” del Decreto Lavoro (D.L. 48/2023) stabilisce che il richiedente (cioè chi firma e invia materialmente la domanda) non deve avere condanne definitive nei 10 anni precedenti. Se chi fa la domanda ha una condanna, il sistema blocca tutto subito.

Cosa succede se la condanna ce l’ha un altro familiare? Qui entra in gioco sempre un altro articolo fondamentale, l’Articolo 8 del D.L. 48/2023 (spiegato nel dettaglio anche sul sito del Ministero del Lavoro, lavoro.gov.it, e dalla Circolare INPS n. 105/2023). La legge (nello specifico ai commi 3 e 14 dell’Art. 8) dice chiaramente che se il problema ce l’ha un altro componente della famiglia (in questo caso, il padre), la famiglia non perde tutto l’assegno.

Attenzione, questo non vale solo per le condanne definitive! La regola si applica anche se il familiare è sottoposto a misure cautelari (ad esempio si trova agli arresti domiciliari o in carcere in attesa di giudizio) o se è dichiarato latitante. In tutti questi casi, l’erogazione viene semplicemente “sospesa” per la sua quota e, cito testualmente la legge, il soggetto non è calcolato nella scala di equivalenza.

Attenzione alle sanzioni!

Visto che parliamo di condanne ed errori, il Ministero del Lavoro ha chiarito benissimo la differenza tra tre parole che fanno tremare i polsi. Traduciamole in “cittadinese”:

SOSPENSIONE (I pagamenti si fermano, ma possono ripartire): Significa che l’INPS congela i soldi perché è successo qualcosa (es. un familiare è finito ai domiciliari, o un genitore è stato condannato per non aver mandato i figli a scuola, ha firmato un nuovo contratto di lavoro, variazioni del nucleo, ecc). Appena il problema si risolve (es. il giudice toglie i domiciliari, o si porta il certificato del Preside, ecc), i pagamenti ripartono.

DECADENZA (Si perde l’assegno da quel momento in poi): Scatta, ad esempio, per condanne penali gravi (almeno 1 anno di reclusione) o se si viene beccati a lavorare in nero. L’assegno viene tagliato dal momento in cui accade il fatto. Se l’INPS se ne accorge in ritardo, vi chiederà indietro i soldi presi da quel momento in poi. Inoltre, non potrete fare nuova domanda per ben 10 anni! (Articolo 8 nr 3 del D.L. 48/2023)

REVOCA (La peggiore: si perde tutto e si restituisce tutto): Scatta quando l’INPS scopre che avete dichiarato il falso o nascosto informazioni fin dall’inizio per ottenere l’assegno (es. omettendo apposta redditi o patrimoni). In questo caso, il diritto viene cancellato fin dal primo giorno. Risultato? Dovrete restituire all’INPS tutti i soldi che avete incassato dalla primissima mensilità (Articolo 8 nr 5 del D.L. 48/2023).

Nota bene per i casi come quello della nostra lettrice: Se il vostro CAF ha inviato la domanda sbagliando a compilarla (ad esempio omettendo la condanna perché “non sapeva cosa scrivere”), fare un’istanza di riesame è inutile. L’INPS vi risponderebbe semplicemente che la domanda è stata respinta giustamente perché il modulo contiene dati falsi o incompleti. La cosa più veloce e corretta da fare è presentare una nuova domanda, ma questa volta compilata alla perfezione.

La logica del calcolo

Se la matematica e la burocrazia vi spaventano, vi spiego la logica passo dopo passo per risolvere il problema:

  1. Ipotizziamo che la madre (che ha la fedina penale pulita) faccia la domanda come richiedente. Faccio questa ipotesi perché, come vi dicevo all’inizio, la domanda che mi è arrivata era generica e io non posso (e ripeto, non voglio) entrare nei vostri dettagli personali o guardare le vostre carte, per tutelare al massimo la vostra privacy! Ma ragionando in generale, la regola è questa: chi fa la domanda e il CAF devono dichiarare esplicitamente la situazione penale del padre nell’apposito riquadro del modulo, senza nascondere nulla.
  2. L’INPS vedrà che avete dichiarato il vero. Accetterà la domanda della madre. A quel punto, calcolerà l’importo dei soldi spettanti alla famiglia, ma escluderà il padre dal calcolo matematico (il suo valore nella cosiddetta “scala di equivalenza” diventerà zero).
  3. In sintesi: prenderete l’assegno, ma con un importo calcolato solo sul resto della famiglia. Prenderete meno soldi rispetto a una famiglia senza condanne, ma non perderete il diritto al sussidio!

Il mio consiglio finale

Se vi trovate in questa situazione, tornate al vostro CAF, siate trasparenti al 100% sulla vostra situazione familiare e spiegate questa procedura citando le leggi che vi ho riportato. Se il problema dovesse essere l’operatore che continua a non capire o a fare muro, vi suggerisco vivamente di rivolgervi a un altro CAF o Patronato più preparato.

Spero che questo articolo vi sia stato d’aiuto! Condividetelo con chi pensate possa averne bisogno.

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